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LA SPADA SECONDO LA TRADIZIONE NORDICA

di La Via del Nord
per Edicolaweb

 

La spada e, in senso più ampio, le armi sono da sempre strumento di difesa e di offesa. Nella cultura nordica, come in tutte le altre società guerriere, esse garantivano a chi le indossava il rango di uomo libero e indipendente, peculiarità queste che non si trovavano tra gli schiavi, ai quali il possesso di armi era vietato.

La civiltà vichinga era una società in cui la guerra era un'occupazione pressoché quotidiana e anche in funzione di ciò era necessario che talune armi avessero un carattere magico che garantiva in qualche modo al guerriero maggior potere di intervento e quindi di vittoria. All'aspetto magico poi si univa il legame di stirpe. Non è inusuale notare infatti come alcune armi venissero tramandate di padre in figlio, atto questo che simboleggia la trasmissione di un potere ambivalente (morte e fertilità) in favore della famiglia come, ad esempio, la spada "Dàinsleif" citata nel "Dialogo sull'arte poetica" di Snorri o ancora la spada AEttartangi ("impugnatura della stirpe") dotata di "fortuna" della schiatta stessa e che troviamo nella Vatnsdoela saga.
È necessario inoltre sottolineare come, nella cultura nordica, una grande rilevanza fosse data al fabbro, Artigiano conoscitore del segreto della forgiatura, la quale rappresenta un importante procedimento poiché contiene il principio della trasformazione dei metalli attraverso il fuoco. Il fabbro è dotato di poteri divini e gli strumenti che esso crea possono elargire vita e morte. Gli Dèi stessi, del resto, vengono menzionati all'inizio dell'Era dell'Oro come fabbri, fabbricatori di utensili, sottolineando in questo modo la loro opera creativa e feconda. Le armi, ed in particolar modo la spada, hanno dunque un valore pratico (quello che si definisce all'interno del nostro Clann come Spada Marziale) che, all'atto della guerra, è pressoché inscindibile dall'aspetto magico.
Ma le armi hanno anche un altro valore che è di gran lunga più importante: quello sacrale.
Se è vero che per molti uomini la guerra era un'occupazione quotidiana, è vero altresì che lo fosse anche per gli Dèi, dai quali l'uomo stesso discende. Nel pantheon nordico spiccano figure di rilievo come Odino (Mago e Guerriero per eccellenza), per il quale veniva celebrata da guerrieri nordici una danza rituale chiamata "Danza delle Spade"; Thorr, difensore della Terra di Mezzo e dei suoi abitanti; Tyr, Il dio monco che presiede taluni tribunali e quindi strettamente correlato con la Giustizia e persino Freyr possiede una spada, pur essendo una divinità appartenente ai Vanen e quindi legata alla fertilità (vale qui la simbologia della spada come elemento fallico).
Nemmeno l'aspetto femminile divino, incarnato in questo caso dalle Valchirie, è esente poi dall'elemento guerriero.
Inoltre sulla spada, e precisamente sul suo filo, venivano compiuti solenni giuramenti ("at maekis egg"), a sottolinearne nuovamente il carattere sacrale.
L'aspetto del combattimento e quello della guerra come momenti sacrali erano dunque elementi ineluttabili che appartenevano alla vita di tutti i giorni e ai quali non si tentava di sottrarsi, ma, al contrario, li si utilizzava proprio come momenti di avvicinamento agli Dèi. Le armi come la spada, la lancia e l'ascia erano doni fatti dagli Dèi agli uomini e quindi strumenti la cui Pratica permetteva ieri come oggi di ripercorrere il Sentiero per ricondursi ad essi.
Da questo deriva l'utilizzo della Spada secondo la Tradizione nordica, i cui Miti rappresentano in forma allegorica il corpo di insegnamento spirituale ed esoterico.
Il valore iniziatico di quest'arma, risultato del percorso della Spada Interiore, prende forma nel momento in cui l'eroe Sigurdr riceve Gramr alla fine del suo cammino iniziatico. Questo passaggio sancisce per Sigurdr una nuova fase, poiché simboleggia la trasformazione delle sue capacità di intervento sul mondo.
E ancora: nella Saga dei Volsungar si racconta di Odino che conficca in un grande albero di melo una spada e di come l'unico in grado di estrarla fosse Sigmundr, che divenne così un eroe dotato di particolari virtù. Questo mito si equipara alla più famosa leggenda medioevale di re Artù ed Excalibur, risalente ancora ad un racconto molto più antico, in cui si vuole che tale arma, appartenente alla divinità celtica Nuada, venne portata da Avalon insieme ad altri tre doni dai Thuatta de Dannan.

Nell'uso della Spada secondo la Tradizione nordica si contemplano ancora oggi tre aspetti principali e tra loro inscindibili:

- Spada Marziale
- Spada Interiore/Spada Iniziatica
- Spada Sacra

Nell'ambito marziale la Pratica è relativa all'uso tecnico di spada, spada corta (daga o cladio come viene anche chiamata), spada e scudo, lancia ed ascia.

Nella Spada Interiore la Pratica è relativa a particolari posture del corpo, posizioni statiche e dinamiche che richiamano flussi di energia atti a produrre particolari cambiamenti energetici e ad acquisire stati di consapevolezza che permettono di attingere alle risorse individuali interiori.

Inciso: nell'era moderna si sente ogni tanto parlare di "Spada meditativa".
Come si sottolineava in "Arti senza Tempo" la spada meditativa propriamente detta NON è mai esistita presso gli antichi e chi asserisce tale cosa trae in inganno l'interlocutore. La tecnica meditativa, almeno per ciò che concerne la cultura europea, appare in epoca tardiva come espediente per aggirare la sempre maggiore razionalità dell'uomo. Gli antichi guerrieri non hanno mai usato tecniche di qualsivoglia tipo meditativo, semplicemente perché questo aspetto non ha mai fatto parte di questa cultura né di quella celtica, essendo sufficienti le pratiche iniziatica e quella sacra.
Sostenere il contrario vuol dire prendersi gioco della buona fede delle persone.

La Pratica della Spada Sacra come terzo aspetto, verte sullo stabilire un profondo contatto con il mondo del divino. Tale ambito si divide in forme più o meno semplici aventi una conformazione rituale.
Ed è questo che differenzia La Spada Interiore da quella Sacra.

La spada è da sempre l'arma del guerriero la cui Pratica è un mezzo molto utile per il perseguimento degli obiettivi più elevati. Questo almeno per ciò che riguarda culture simili alla nostra, culture presso le quali il Guerriero è soprattutto colui o colei che vive secondo determinati Princìpi etici e dove la battaglia, che non necessariamente si esplica brandendo un arma, è solo un'altra partita a scacchi tra le forze della Luce e quelle delle Tenebre.

info@laviadelnord.net


									

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