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Tutti gli articoli di DOSSIER ALIENI BOZZOLI BIOLOGICI

Raccogliere prove, condurre analisi di laboratorio sugli impianti rimossi e coinvolgere i ricercatori e gli scienziati più qualificati, in base a rigorosi protocolli scientifici.

di Fabrice Bonvin


Fabrice Bonvin, giornalista svizzero membro dell’IPA (International Press Association), specializzato in argomenti correlati al paranormale, ha intervistato il ricercatore statunitense Derrel Sims.
Sims, noto anche come "Alien Hunter", cacciatore di Alieni, per via delle sue convinzioni in merito alla non positività degli ET presumibilmente implicati nel fenomeno "Abductions", in passato ha lavorato per la CIA ed ora ha all’attivo il più nutrito campionario di impianti di presunta origine non terrestre estratti dal corpo di addotti tramite operazioni chirurgiche, spesso eseguite con, l’équipe del podologo Roger Leir.

Dai rapiti sono stati rimossi ed analizzati numerosi impianti. I risultati di queste analisi paiono deludenti e non provano niente di nuovo. Come lo spiega?

Forse non ha ben chiari i dati già disponibili e non ha rilevato l’importanza di quelli non disponibili. Se si resta delusi dal fatto che un medico descriva un determinato oggetto come "impiantato chirurgicamente in una persona che non ha precedenti chirurgici", viene da chiedersi cosa si voglia di più. Questi oggetti risultano nascosti in una specie di bozzolo biologico che non evidenzia alcuna reazione infiammatoria, né cronica né acuta. Qualcosa che avevo espresso ancor prima di iniziare gli espianti, ma non ero stato creduto dai patologi, eppure sono stati proprio i rapporti patologici a darmi ragione. Ecco cosa si constata: nessun punto d’entrata, nessuna lesione e nessuna cognizione da parte delle persone in questione di come gli oggetti si trovino dentro il loro corpo, a parte la consapevolezza di una qualche manifestazione aliena, suffragata dalla testimonianza di altre persone presenti agli eventi. Nessuna reazione infiammatoria a corpi estranei che certi segni visibili comprovano essere stati innestati anche 40 anni prima? Incredibile. Allo studio della composizione biologica di questi oggetti sono un importante istituto universitario e i ricercatori di due diversi centri specializzati. Tre professori hanno richiesto che i risultati di tali analisi, al termine, venissero pubblicati su un’autorevole rivista scientifica. Alcune analisi dei metalli sono già state confermate dalla "Royal Society of Chemical Engineers". In generale, l’analisi della composizione dei metalli, sebbene non conclusiva, appare molto interessante. Il nucleo metallico ha una perfetta forma a T maiuscola. Vi si rilevano almeno 11 diversi elementi circostanti, collocati in un rivestimento biologico, una membrana, impossibile da scalfire con uno bisturi numero 15. Sulla membrana si forma una bioluminescenza. La membrana sembra composta dello stesso materiale e tessuto nervoso proveniente da un incavo, o cicatrice, sui corpi dei rapiti, che mostra una zona molto insolita, ricurva, piena di radiazioni ultraviolette. La persona non ha idea di come si sia presentata la cicatrice, né come si sia infiltrata l’intensa radiazione ultravioletta nel piccolo incavo cauterizzato. Nessuna delle persone che avevano vissuto queste esperienze conosceva le altre, ma ognuna ricordava il rapimento. Sono persone d’intelligenza superiore alla media. La "Saber Enterprises", che ha concepito questa dinamica lavorativa, ha disposto ulteriori analisi. Siamo nella fase di ripetizione dei test precedenti e ne stiamo ordinando di nuovi.

Dalle analisi di questi impianti, cosa ne proverebbe l’origine extraterrestre?

Una serie di analisi porta a concludere che gli esemplari sono di origine aliena. Le analisi della proporzione isotopica rappresentano solo un inizio. Come lei sa, qualsiasi proporzione isotopica al di sopra del 2% (con un margine di errore dello 0,3%) è considerata "fuori dal mondo". Il meteorite di Marte ne è un buon esempio. Un test al quale sono molto interessato, la scomposizione strato per strato, può fornire una risposta definitiva sulla loro natura. Se sono extraterrestri, naturali o composti in modo esclusivo, la materia dovrebbe dirsi "confinata a quella scoperta".
Sono disponibile a qualunque tipo di analisi. È mia convinzione che gli oggetti siano impianti alieni. In ogni caso, gli oggetti sono chiaramente alieni (estranei, ndr.) all’organismo umano. Non sembra che si formino in modo naturale. (Quante persone conoscete che presentino simili oggetti e con tali patologie?). Personalmente, non so cosa sia un impianto alieno. Mi chiedo dunque dove si formi la congettura per affermarlo. Non so neanche "chi" sia un alieno. So per certo chi non lo è. È l’altro lato della medaglia al quale sto guardando. Per trovare la risposta, bisogna considerare cosa dicono i presunti rapiti, cosa dicono gli scienziati, cosa dimostrano le analisi. È questa la storia nel suo quadro di insieme.

Lei è molto ottimista, confida ancora che la sua ricerca fornirà prove inconfutabili che gli alieni si celano dietro il fenomeno delle abductions? Secondo lei, quando arriveranno tali prove?

Si ottengono in forme molto diverse e attraverso i mezzi più disparati. Non ho presentato tutte le prove in mio possesso, né ho ordinato tutto il materiale ancora disponibile. Confido, tuttavia, che il modo migliore per offrire la "prova" a chi non abbia vissuto un’esperienza di prima mano, sia di continuare a raccogliere prove, analizzarle e presentare le evidenze, per coinvolgere i ricercatori e gli scienziati più qualificati, per mantenere dei protocolli rigorosi nella raccolta e nell’analisi. È questo l’obiettivo della "Saber Enterprises".

È mai stato minacciato o messo sotto pressione da agenzie o da funzionari governativi?

Ho contato ben 180 "frecciate" sul mio sito web dopo il mio intervento al programma radiofonico di Art Bell (con un’audience di 15 milioni di ascoltatori, ndr.), provenienti dalla CIA, dalla NASA e da un computer dalla Casa Bianca (NSA). Ma non ho mai subito vere minacce da un’agenzia, a meno che il "discorsetto" di commiato fattomi quando lasciai la CIA si possa definire tale. Tuttavia, ho un elenco di piloti (con le loro dichiarazioni documentate su carta o su registrazioni video) che sono stati intimiditi dai loro superiori riguardo ad alcuni eventi. In particolare mi vengono in mente i piloti in missione su Washington D.C. durante i fatti del 1952 (il carosello UFO sulla capitale, ndr.). Dispongo dei diari di volo e dei resoconti dettagliati di quei coraggiosi piloti. Altri nomi, dal grado di Generale in giù, sono nei mie archivi.

Cosa pensa del fatto che, nonostante gli impianti (che pare debbano monitorare gli addotti) siano stati rimossi, i soggetti dichiarino di essere stati nuovamente rapiti?

La tesi che la rimozione di un impianto non renda più candidati al rapimento è sbagliata. Presumere che gli impianti siano solo dispositivi di rilevamento forse è troppo semplicistico ed io per primo non ho mai sposato appieno questa teoria. Più volte ho detto a diversi dei miei pazienti che la maggior parte della gente rapita non presenta "impianti". E anche se un impianto si evidenzia, non sembra che questo cambi l’esperienza del rapimento. Un topo da laboratorio con un impianto resta un topo da laboratorio. Per me questo non indica che il tecnico del laboratorio non verificherà più le condizioni dell’animale solo perché l’"impianto non si vede più". Ma posso immaginare e voglio sperare che, per appagare un mera curiosità professionale, siano ben decisi ad effettuare ulteriori controlli.

Per il 1999 sta progettando un ciclo di conferenza in Europa?

È mia intenzione toccare tre paesi diversi, in Europa centrale e l’Italia è una mia meta prefissata. Sarò felice di presentare una relazione su questo tema e su molti altri argomenti che vanno suscitando grande entusiasmo in ambito ufologico. Gli impianti rappresentano una parte limitata del mio lavoro. I casi da me studiati schiudono nuovi scenari, consentono altre ricerche. Ed è prevista la pubblicazione di un mio nuovo libro, "First Evidence", per l’anno in corso, in cui spero di aver modo di spiegare il tutto più esaurientemente.

A suo avviso quali debbono essere i principali obiettivi dell’indagine ufologica in questo momento?

Non mi permetto di commentare l’altrui lavoro, ma i miei interessi si incentrano sull’individuazione e sulla valutazione di elementi anomali ritenuti relativi ai fenomeni ufologici.
I dati sono accessibili a tutti, basta consultare il sito della "Saber Enterprises", http://www.alienhunter.org.
Come si sa, risale a due anni orsono l’inizio di questa attività, a partire da due primi casi specifici, preventivamente da me studiati e poi passati ad un’équipe chirurgica professionale per gli interventi. Sugli oggetti espiantati analisi di laboratorio sono tuttora in corso. Altri esami vengono condotte nel contesto della "Saber Materials", che si occupa di vari casi, sia negli Stati Uniti sia in altri paesi. Uno dei principali obbiettivi dell’indagine ufologica interessa i protocolli istituiti per la determinazione dell’esperienza di un rapito, il benessere di quella persona e quali siano le tecniche migliori per raggiungere i risultati maggiormente attendibili. Un processo che viene portato avanti unitamente alle mie tecniche personali, all’input del medico curante, di vari scienziati e di professionisti nel campo dell’Igiene Mentale. È importante sottolineare quale sia il giusto approccio a simile attività: i dati scientifici, medici, psicologici e fisiologici inerenti il presunto rapito vanno ricollocati esattamente in una sequenza di "Eventi". In passato alcuni risultati sono stati spesso raggiunti con l’ausilio della suggestione post-ipnotica e di altre metodologie atte a riprodurre la causa/effetto della Presenza Aliena. Capiremo allora come e perché gli eventi possano verificarsi in un certo modo e ottenere nuove informazioni.

Come definisce il progresso nella realizzazione di questi obiettivi durante gli ultimi 10 anni?

Il mio lavoro è in progresso, fin dal tempo in cui il NIDS ("National Institute for Discovery Science") offrì gentilmente un sostegno finanziario. Attualmente esami definitivi vengono rivolti a tutti i tipi di prove raccolte dalla "Saber" nell’arco di oltre dieci anni. Le statistiche e le tecniche della psicofisiodinamica della presunta esperienza sono incoraggianti.

Cosa deve essere ancora fatto?

La meta è mettere a punto la migliore tecnica possibile di catalogazione delle prove, nonché l’istituzione di protocolli per la loro valutazione scientifica. Nel libro "Alien Hunter" mi auguro di riuscire a razionalizzare e sistematizzare altri dati, possibilmente di grande utilità per tutti, ricercatori ed addotti.


									

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