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ARCHEOLOGANDO...


QUANTO È ANTICA LA CIVILTÀ?

di Mauro Paoletti
per Edicolaweb

[Mosaico del Nilo - 43K .jpg] [Animali estinti - 46K .jpg]
 

Abbiamo già constatato la difficoltà, se non addirittura l'impossibilità, di ricostruire alcuni momenti del passato umano, per diverse ragioni, quali le diatribe sorte fra i regnanti, o fra i detentori del potere; dissidi che hanno causato conflitti e distruzioni.
Non ultime l'incuria, l'indifferenza di coloro che dovrebbero avere interesse a ricostruire e custodire pagine di storia umana cancellate.
Vi sono reperti custoditi in magazzini, ovvero capanne adibite a tale scopo, ammonticchiati alla rinfusa, sottoposti alle intemperie e all'usura del tempo, resti dimenticati che pochi hanno potuto vedere e che non saranno mai restaurati.
Un esempio? I resti del palazzo di Nefertiti e Akenaton, distrutto dalla furia dei sacerdoti fedeli ad Amon, sono conservati confusamente, uno sopra l'altro, in un deposito a Karnak. Nessuno ovviamente pensa di ricomporre il complicato e gigantesco puzzle che essi rappresentano, per cercare di mettere un ulteriore tassello di verità riguardo ad una pagina oscura e misteriosa della storia dell'Egitto.
Neanche per scoprire un eventuale indizio che conduca alla segreta tomba di Nefertiti tuttora ignota.
Ecco la contraddizione umana. Ecco come il genere umano si lascia facilmente convincere, trascinare, plagiare, strumentalizzare.
Dalla sfrenata corsa al reperto egizio scaturita dopo la campagna napoleonica, sia per l'esclusivo desiderio (o curiosità) di conoscere, sia per il puro meschino scopo di lucro (quando le ossa dei morti ridotte in polvere divennero oggetto di commercio quale potente medicinale e afrodisiaco), siamo passati all'incuranza verso ogni reperto che potrebbe riaprire e riscrivere pagine del nostro passato.
È finita l'epoca della caccia al tesoro stile Tutankamon perché è finito l'interesse verso il popolo dei faraoni.
Recentemente l'attenzione è rivolta verso altre terre; o perché scavare oltre potrebbe sconfessare alcune affermazioni, divenute certezze, declamate da illustri luminari? Vacillerebbe il castello costruito dalla cosi detta scienza ufficiale riguardo alla storia del popolo egizio?
E non solo?
Può essere! Quantomeno possiamo lecitamente sospettarlo.
Le piramidi non sono più, da tempo, l'esclusivo emblema di un solo popolo. Ne sono state trovate in ogni angolo del globo, in ogni dove e l'ultima scoperta di simili costruzioni sta avvenendo sul suolo serbo, autorizzandoci a ritenere che esse fossero il simbolo, la caratteristica di una civiltà globale scomparsa per cause ignote.
Quella civiltà che, a causa di un semplice e fantasioso racconto, chiamiamo Atlantide, ma che in effetti è solo quella che ci ha preceduto.
Numerosi i documenti "impossibili" opportunamente celati; gli oggetti "cronologicamente" fuori posto che originano assurde e inaccettabili ipotesi, misteriosi, megalitici monumenti che ci guardano creandoci disagio perché non possiamo spiegare la loro presenza, la loro funzione, a ricordo di un passato perduto che non riusciamo a rammentare.
Le lampade di Dendera; le lenti di Ninive, i modellini di aerei colombiani, lo spacecraft maya e l'aliante egizio; la rappresentazione elicoidale del DNA negli affreschi californiani, nei dipinti Maya, nel foglio 30 del Codice Borgia. In tale pagina la raffigurazione dei 20 amminoacidi naturali che formano la base delle proteine e delle cellule; i quattro elementi base: idrogeno, carbonio, azoto e ossigeno. Vi si osservano quattro personaggi che controllano le combinazioni chimiche, aggiungendo e togliendo gli amminoacidi, portati sopra un'asta, alla figura situata al centro del dipinto racchiusa all'interno della cellula. Chiara internamente a quest'ultima la corona formata dalla doppia elica del DNA, i 46 cromosomi, i quattro colori delle basi che sotto forma di serpenti si uniscono in una doppia elica completando le catene del DNA e la riproduzione.
Le "impossibili" carte geografiche che narrano di una civiltà ben consapevole dell'esistenza di continenti oltre oceano, di terre oggi sotto coltri di ghiaccio, un tempo verdi e rigogliose come l'Antartide e la Groenlandia; di territori incomprensibilmente rimasti ignoti per millenni come se l'umanità fosse stata vittima di un'amnesia da trauma, in seguito alla quale avesse rimosso ricordi ancestrali.
Lungo l'elenco delle "stranezze", quanto le domande che attendono risposte.
I Maya non conoscevano la ruota, ma avevano giocattoli con ruote e usavano enormi ruote di pietra per spianare chilometriche strade. Ignoriamo come sia stato possibile tracciarle vista la morfologia della regione e perché. Un quesito la cui risposta, da parte di un loro moderno discendente, ci lascia senza parole: "Sono state costruite per gli Dèi; avevano i veicoli quelli."
E ancora. Perché tutti gli assi degli edifici, in tutte le città, a Tikal, Tula, Chichen-Itza, Teotihuacan, eccetera; tutti, deviano di 17 gradi verso nord est?
La mica è un silicato con elevata resistenza al calore, inattaccabile da solventi organici e da numerosi acidi, ottimo isolante elettrico. Usata per isolare valvole termoioniche nei tubi catodici, nei radar; nella componentistica e nell'industria; aggiunta in particolari lavorazioni del vetro. La sua trasparenza e resistenza al calore sono alla base per la fabbricazione delle piccole finestre degli altiforni.
Come si spiega la copiosa presenza di tale elemento fra le costruzioni di Teotihuacan, considerando inoltre che in Messico non esistono giacimenti? Quale funzione avevano i due tubi che dalla camera della Mica conducono in un secondo ambiente?
Urano, Nettuno, Plutone sono stati scoperti rispettivamente nel 1781, 1845, 1930. Teotihuacan si è rivelata come la rappresentazione in pietra del nostro sistema solare, inclusi Urano, Nettuno, Plutone. I monumenti raffigurano le traiettorie medie dei pianeti e la loro distanza dal sole espressa in Hunab (1,050 m.). Come si può spiegare la loro esatta collocazione corrispondente al sistema solare?
Testimonianze, quali il Mosaico del Nilo, ci presentano un brano di vita del mondo antico assai diverso da quello reclamizzato finora e ci pongono domande le cui risposte cancellano d'un colpo le nostre certezze.
L'opera, scoperta nel 1600 e datata II secolo a.C., adornava il pavimento di una stanza del foro di Praeneste dedicato al culto di Iside ed è conservato al Museo di Palestrina.
Presenta animali estinti da milioni di anni, alcuni non appartenenti alla fauna mediterranea, per cui si dubita si tratti della rappresentazione del Nilo. Sono riconoscibili un toxodonte diffuso in America durante il Pliocene e estinto circa 12.000 anni fa e caimani tipici dei fiumi sudamericani.
Un iguanodonte, un dinosauro, vissuto circa 110 milioni di anni fa; due pecari, ossia cinghiali che vivono solo in America. Due miriapodi che popolarono la Terra oltre 350 milioni di anni fa. Un tilacino, tigre della Tasmania; l'alticamelus predecessore del cammello, un platibelodonte vivente in Mongolia 10 milioni di anni fa e progenitore dell'elefante. Inoltre gli smilodonti, felini con i denti a sciabola; un anaconda, lontre, visoni, un varano e tipi di scimmie che vivono in genere tra il Brasile e il Paraguay.
Evidenze che non si possono negare, come al contrario fa l'archeologia ufficiale classificando i felini come iene, la tigre come un orso, l'Alticamelus come un bue, i miriapodi in serpenti (con zampe), il varano come una grossa lucertola, l'iguanodonte in un coccodrillo e descrivendo il Platibelodonte come un quadrupede tra l'ippopotamo e l'elefante, cioè come un antico pachiderma.
L'autore ha copiato senza dubbio da testi molto antichi. Dalla biblioteca di Alessandria? Ma non ha ritratto il Nilo; vi si notano imbarcazioni come quelle usate nell'ottocento sui fiumi e sui laghi; gli edifici non sono egiziani, gli animali non appartengono al mediterraneo, ma si rivelano specie estinte da milioni di anni, le cui carcasse sono state rinvenute in Siberia e in America in tempi recenti, ma che evidentemente gli antichi conoscevano molto bene.
Come facevano i nostri antenati a saper dell'esistenza di animali vissuti centinaia di milioni di anni prima di loro quando noi lo abbiamo dedotto solo dal ritrovamento dei loro resti fossilizzati?
Se, cosa molto improbabile, si tratta del Nilo, gli egizi hanno navigato oltre oceano?
Possono coloro che studiano, analizzano, catalogano, restaurano, immersi fra i resti archeologici e antichi documenti, ricostruire passi di storia?
Sono coscienti di cosa stanno osservando, del loro significato?
Si? Allora perché si limitano ad esporre racconti e storielle, incredibili perfino per un bambino; a sciorinare teorie, o deduzioni, senza possedere la totale comprensione delle cose?
L'ignoranza è il peggior nemico della mente umana; la disinformazione, l'incapacità di capire, come del resto la presunzione di conoscere tutto, avvelena il ragionamento, offusca il pensiero, impedisce di emettere un giudizio obbiettivo.
Il risultato è la negazione dell'evidenza.
La strada che conduce alla verità, o ad una parte di essa, è quella dell'apprendimento, della conoscenza, che permette alla mente di vedere le cose da altre angolazioni, senza darle sempre per scontate. È il modo giusto per aprire la mente evitando di emettere sentenze affrettate e infondate. La storia umana è costellata di tali sentenze, di omissioni, negazioni, insabbiamenti. L'uomo tenuto nell'ignoranza è più facilmente gestibile dal potere.
"La verità è come il cielo, l'opinione come le nuvole", scrisse Joseph Joubert.
La verità è quella che inventano gli uomini? Quella stabilita, manipolata e strumentalizzata?
Anassagora venne scacciato e accusato di essere senza Dio per aver affermato che la terra girava intorno al sole. A quel tempo in Grecia una tale affermazione era sacrilega. Anni dopo, nel 1600, epoca dell'inquisizione, Giordano Bruno finì sul rogo per la sua idea unitaria dell'universo. Galileo Galilei dovette giurare di non divulgare le sue conoscenze dopo essersi schierato a favore della teoria copernicana del 1473 che poneva il sole al centro delle orbite planetarie. Teoria che Giovanni Keplero completò dopo il 1600.
Eppure antichi popoli come Egizi, Babilonesi, Sumeri e Maya conoscevano bene la disposizione dei pianeti del nostro sistema. Perché dopo millenni l'uomo giunse alla negazione della verità?
Il missionario Diego de Landa incapace di comprendere la scrittura Maya, gli usi e costumi di quel popolo, diede alle fiamme documenti storici che classificò erroneamente e ingiustamente blasfemi. Fortunatamente, per noi, alcuni si salvarono e oggi attraverso il Codice Dresda sappiamo che i Maya aveva registrato nozioni astronomiche avanzatissime, annotando punti astronomici che si ripetono solo ogni seimila anni. Conoscevano l'anno di Venere, l'orbita di Marte, Giove, Mercurio, Saturno. Le comete. Le Pleiadi e costellazioni come i Gemelli e Orione. Sono registrate e previste eclissi per numerose centinaia di anni, comprese quelle non osservabili. Vi sono annotate date astronomiche che risalgono a 400 milioni di anni. I Maya erano in grado di conoscere dove si trovava Venere in relazione a Giove, se Marte occupava un preciso punto nel cielo.
Inutile ostentare teorie senza senso per cercare di spiegare come i Maya potevano possedere tali conoscenze. La foresta è soggetta per molti mesi a frequenti, ininterrotte precipitazioni atmosferiche, inoltre, con l'evaporazione, genera nebbie che stazionano a mezz'aria e formano una cappa impedendo una chiara osservazione del cielo.
Ammettiamo, una volta per tutte, di non avere risposte esaurienti e prendiamo finalmente coscienza che non siamo stati i primi, e non saremo gli ultimi, a popolare e dissacrare questo pianeta. Vi sarà sempre, qualunque cosa riserbi il futuro, una forma di vita dominante.
Sarebbe stupido ritenere di essere l'unica, e la prima, forma di vita dell'intero creato; anche se, come ha detto Albert Einstein, due cose sono infinite; l'universo e la stupidità umana.

Concludendo, qualunque cosa venga affermata, discussa, qualunque teoria venga formulata o imposta, è basata solo su supposizioni, dato che le prove sono scarse e, se ci sono, vengono gelosamente tenute nascoste o soppresse, per non smontare l'intero il modello socio politico eretto nei millenni e all'interno del quale viviamo.
Sappiamo bene quali siano gli interessi in gioco; la storia stessa lo testimonia, molte sono le vicende che portano alla mente razionale e davvero obiettiva i giochi di potere, le trame di "corte", le travisazioni che sono state effettuate nei secoli per strumentalizzare idee e fatti asservendole al potere; per imporre un sistema al posto di un altro, per affermare anche una sola idea, o teoria, a discapito di altre. Divinità comprese visto che dagli dei dell'Olimpo, da quelli nordici, egizi, babilonesi, siamo passati a quelli Romani, ai culti di Mitra, di Iside, al Cristianesimo. Come le idee politiche anche quelle religiose sono diverse e, in pratica, stiamo sempre al punto di partenza. Ogni popolo ha il suo Dio, da Allah a Budda, da Crisna, da Kalì a Visnù, da Jeova a Cristo.
In fondo non c'è niente di strano, è sempre stato, e sempre sarà così; è nella natura umana.
Tutto quanto crediamo vero può d'un tratto rivelarsi falso, distorto, travisato o, peggio ancora, costruito ad arte, opportunamente. Anche di questo ne siamo coscienti e non ci preoccupa più di tanto. Preferiamo chiudere gli occhi anche se non siamo più gli ominidi ai quali si poteva narrare qualsiasi favola sicuri che l'avrebbero presa per vera.
Basta ricordarsi che tutto può essere confutato, stravolto, riscritto; per questo tutto diviene effimero, labile. Per questo è d'obbligo il condizionale quando si fruga tra le pieghe del passato che l'uomo ha calpestato e, con esso, tutti gli insegnamenti e i valori tramandati. Nessuno, quindi, può innalzarsi sopra gli altri affermando che la sua teoria, ipotesi, storia, sia quella giusta. Chi lo fa è solo un piccolo essere che non ama la verità ma la notorietà.
L'uomo è apparso su questo pianeta in un passato assai più remoto di quanto si vuole ammettere; prendiamone atto e, al contempo, che egli non è il re del creato; la sua importanza nell'intero contesto è relativa.


									

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