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ARCHEOLOGANDO...


CATTEDRALI E... CASTELLI DI SABBIA
di Mauro Paoletti per Edicolaweb
Sono cattedrali o, meglio, castelli di sabbia quelli che oggi stiamo costruendo; mentre templi, obelischi, anfiteatri, abbazie, chiese monumentali, castelli, monumenti, lascito dei popoli che ci hanno preceduto, sono ancora in piedi, in tutto o in parte, dopo 5, 10, 20 millenni, o forse più.
Con la loro imponenza si stagliano contro il cielo mirabili giganti di pietra, severi custodi di antiche conoscenze perdute. Difatti sembra siano state dimenticate le nozioni di base per costruire dato che quanto viene da noi eretto, cade, come fosse fatto di carta, anzi, come castelli di sabbia che l'onda del mare spazza via.
Questa è la considerazione spontanea davanti a eventi disastrosi quali lo sconvolgimento sismico che si è abbattuto sull'Aquila.
Vano chiedersi perché, conosciamo già tutte le risposte.
Dobbiamo invece chiederci se sia giunto il momento di prestare più attenzione al nostro passato per comprendere a pieno le arti di costruzione degli antichi e provvedere a impiegarle, dal momento che quelle "antiche" tecniche permettono tuttora alle vetuste monumentali costruzioni di guardarci dall'alto dei secoli.
Quanto costruiamo non dura molto a lungo, nonostante i mezzi tecnologici in nostro possesso, ritenuti - in alcuni casi a torto - più avanzati di quelli impiegati in epoche remote.
Un tempo venivano adoperati blocchi di pietra di varie specie: granito, basalto, marmo, che hanno garantito lunga durata e stabilità, pur considerando che la loro lavorazione ha comportato un maggior dispendio di energie e mezzi. Pietre che hanno suscitato molti quesiti, ancora non del tutto risolti, circa il loro taglio, la loro lavorazione, il trasporto e la messa in opera con quella perfezione che affascina tuttora il mondo intero.
Quegli incastri e quelle forme che pongono grossi punti interrogativi. Esempi eclatanti nel "Tempio delle Tre Finestre" a Machu Picchu dove troviamo una pietra unica, di notevoli dimensioni, scavata ad angolo, con un lavoro di difficoltà estrema. Anche nel "Tempio della Sfinge" si può osservare una pietra curva ad angolo, anche se in modo meno netto. Pietre che generano ipotesi, ma non certezze riguardo alla tecnica usata per ottenerle.
L'ingegnere americano Davidovitz, massimo esperto al mondo in tecniche costruttive, trovò un capello inglobato nella pietra di un blocco della Grande Piramide e di conseguenza pensò che non si poteva trattare di granito naturale, ma del prodotto di una lavorazione; una specie di antico calcestruzzo.
In seguito scoprì che nel 1889 era stata rinvenuta e decifrata una stele sulla quale vi erano riportate le istruzioni dettate dal dio Knum a Imothep, il celebre architetto egizio, per ricavare un tipo di calcestruzzo utilizzando ventisei ingredienti, fra argille, caolino, conchiglie fossili, fango del limo, sedimenti sabbiosi, sale marino, sodio carbonato e vari elementi naturali, presenti ovunque nel paese e nella stessa piana di Giza. Agglomerati che uniti attraverso una reazione geochimica causata da un'erba, divengono resistentissimi una volta induriti. Molti egittologi la considerano un falso, come "false" sono tutte quelle cose che non vengono ben comprese, ma sembra che l'incisione sulla stele sia una copia di antichi testi risalenti circa al 3000 a.C..
L'ingegner Davidovitz ha ricomposto la formula e ne ha ricavato un ottimo e straordinario cemento che ha battezzato Geopolimero. Sono tre le società che commercializzano il prodotto (sembra che una sia italiana, e a questo punto se è vero, ci piacerebbe conoscere quale essa sia) ed è singolare lo slogan adottato da una di loro: "fatevi una casa che duri quanto le piramidi".
Concludendo, gli Egizi avrebbero usato questo calcestruzzo, trasportandolo nelle gerle e gettandolo in forme precedentemente preparate. In questo modo sarebbero stati ricavati i giganteschi blocchi di pietra calcarea per la costruzione delle piramidi e dei templi della piana di Giza, anziché utilizzare sempre la pietra naturale estratta dalle cave; si spiegherebbe anche come potessero essere lavorati, lisciati e posti in file con estrema precisione senza neanche "un'esile sbavatura agli angoli". Una prova sarebbe costituita dalle tracce delle venature del legno presenti su alcuni blocchi della Grande Piramide.
Quel "cemento" non si è sfaldato dopo 50 anni; perché quello da noi prodotto oggi ha una vita così limitata? Evidentemente non tutte le invenzioni si rivelano utili per l'uomo e il cemento non sembra sia stato una grande innovazione...
Senza andare così indietro nel tempo, dobbiamo constatare che altri monumenti e costruzioni più recenti sono ancora integri. Il Colosseo, per esempio, anche se non intatto. Nel rinascimento furono compiute notevoli imprese, come la cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, San Pietro a Roma, il Duomo di Orvieto e il Duomo di Milano. Non dimentichiamo le grandi chiese gotiche costruite con il loro avveniristico e spericolato angolo a sesto acuto.
Perché non siamo più in grado di compiere simili imprese? Per colpa del tempo necessario per erigere tali edifici, o per il materiale scadente usato? Per il costo eccessivo?
Nel caso delle cattedrali gotiche sicuramente per il costo decisamente troppo elevato e... il guadagno troppo basso.
Costosissime ma anche avveniristiche; una vera sfida ai principi della fisica. Ciò non toglie che circa ogni dieci anni ne sorgeva una nuova. Una gara per realizzare quella più grande, più alta.
Siamo nel Medioevo, un'epoca nella quale non tutti potevano compiere viaggi e immagazzinare conoscenze ed esperienze. All'epoca non erano conosciute nozioni tecnologiche come le attuali. Nel campo delle costruzioni non esistevano planimetrie e il disegno veniva realizzato sulla terra; si utilizzavano modelli, costruiti con il legno, in base ai quali veniva lavorata la pietra. Non esistevano neanche le impalcature e per portare le pietre in alto era stata ideata una grande ruota di legno, all'interno della quale si muovevano gli uomini. Attraverso un complesso intrico di funi, si sollevavano i materiali fino all'altezza desiderata.
Le cattedrali sono altissime. Chartres possiede una navata di 100 metri e la volta si trova a 37 metri di altezza; quella di un palazzo di dodici piani. Centocinquantamila blocchi tenuti assieme da pietre poste ai vertici delle volte, chiamate "chiavi di volta". Una pietra di 250/300 chilogrammi, con un diametro di circa 120 centimetri che s'incastra con gli altri elementi della costruzione e scarica il peso sorretto dalla volta stessa sui pilastri laterali sostenendo l'intera costruzione.
La cattedrale di Amiens ha la volta a 42 metri, l'80% delle pareti sono formate da finestre con ampie vetrate e rosoni di vetro, comuni ad ogni cattedrale, capaci di catturare la luce in modo invidiabile. Altra caratteristica di tali costruzioni. Rosoni anche di mezza tonnellata, formati da vetro e metallo, in grado di resistere alla spinta del vento.
Cattedrali che somigliano a foreste di pietra, con le loro massicce e alte colonne, raccolte in fasci, al cui interno si scarica tutto il peso della costruzione, tanto che i pilastri dove tale peso scende risuonano se percossi.
Per deviare tale peso, in basso sono state erette due navate laterali e un corridoio sopra di esse chiamato "matroneo", a sostegno della navata centrale, ammortizzando la spinta laterale. Una pressione neutralizzata anche dalle ali del transetto. A chiusura un'imponente ed elaborata facciata, provvista di ampi monumentali accessi che blocca il tutto.
Per frenare la spinta laterale, a causa dell'imponenza della cattedrale, si sono puntellate le mura all'esterno con enormi travi in muratura note come "archi di spinta". Archi che raccolgono le spinte laterali e le dirigono verso il basso e possono essere raddoppiati e allungati fino a quando non si deviano le forze e la pressione laterale verso terra.
A volte per timore di crolli si è provveduto a circondare la navata con "catene" di ferro, ossia lunghe e grosse sbarre del miglior metallo di Toledo; benché il ferro corra in tutte le cattedrali, da colonna a colonna e al loro interno nei punti in cui si congiungono, nelle vetrate e sui i tetti.
Nel procedere in tali costruzioni è stato risolto anche lo smaltimento delle acque piovane con una rete di canalette di scolo e grondaie che corrono ovunque fino alle bocche dei doccioni, trasformando anche gli archi di spinta in un acquedotto autopulente grazie alle loro curve.
Con tale sistema sono sorte in Europa ben 80 cattedrali in soli due secoli.
Antiche e segrete tecniche di costruzione riportate dai templari dalla Terra Santa?
Segreti custoditi dai "Mason", eredi di Hiram Abif?
Domande provocatorie certo, lo ammetto, ma dobbiamo riconoscere che non siamo noi "quelli" che detengono un'elevata conoscenza tecnologica, pur disponendo di strumenti e macchinari "avanzati". Almeno visto i risultati.
Non siamo capaci di ricavare, lavorare, spostare, erigere e porre in opera pietre gigantesche come hanno fatto a suo tempo i nostri predecessori che, peraltro, usavano solo martelli di pietra, di rame, o di ferro; oppure, come nel caso della costruzione del tempio di Salomone, non di metallo. Tanto riporta la Bibbia: fu proibito l'uso di attrezzi di metallo all'interno del tempio durante i lavori.

"Il re comandò di estrarre pietre grosse, pietre di valore e pietre squadrate per fare le fondamenta del tempio. Così gli operai di Salomone e gli operai di Hiram e i Ghiblei estrassero le pietre, e prepararono il legname e le pietre per la costruzione del tempio. Per la costruzione del tempio si usarono pietre già squadrate alla cava; così durante la costruzione del tempio non si udì rumore di martello, di ascia o di altro strumento di ferro." (Re I: 1,5-7)

Viene da sorridere, vero? Sorridiamo pure, ma questi monumenti sono ancora di fronte a noi.
Se alcuni di essi non sono giunti intatti è per causa dei frequenti conflitti bellici, perché depredati per costruire e ricostruire palazzi, regge e ville. Le piramidi ne sono l'esempio; la loro copertura di calcare non esiste più, è servita a suo tempo per ricostruire parte del Cairo.
Continuando a sorridere ricordiamo le proprietà del granito, del quarzo in esso contenuto, ben conosciute nell'antichità. Un materiale naturale, non artificiale, in grado di vibrare con il suolo assecondandone i movimenti, garantendo la compattezza e l'equilibrio delle costruzioni.
Gli obelischi di Karnak sono in grado di produrre vibrazioni; al Museo del Cairo l'obelisco di Hatshepsut, prima che venisse ancorato al suolo alcuni anni fa, produceva per molti secondi una risonanza, quando la guida lo percuoteva. Stessa proprietà riscontrata nel sarcofago della Grande Piramide, il quale percosso da Petrie nel 1881, produsse "un suono profondo e soprannaturale".
Questo perché il quarzo contenuto nel granito è capace di vibrare ed entrare in risonanza "per simpatia" permettendo agli egizi, secondo C. Dunn, di forare la dura pietra con trapani diamantati a ultrasuoni. Una spiegazione fornita dallo studioso quale giustificazione per i lavori compiuti nell'antichità, comprovata in laboratorio.
Esistono numerose testimonianze, oltre a quanto narrato dall'arabo Masudi, riguardo alla capacità degli antichi di produrre vibrazioni acustiche intonate su precise frequenze, utilizzate per sollevare pietre di notevole mole e trasportarle facilmente.
Sono d'accordo, tutto questo fa sorridere...
Sorrido, ma è mia opinione che sarebbe logico cercare di scoprire questi "segreti" e smettere di concepire agglomerati edilizi di vita limitata come il cemento. Quantomeno non usare sabbia marina nella sua lavorazione. Per la nostra sicurezza ovviamente. Sarebbe opportuno smettere di cercare il lucro giocando con la vita e l'esistenza altrui.
Noi sorridiamo, ma che facciamo?
Rimaniamo senza fiato con lo sguardo verso l'alto ammirando la luce e lo spazio, all'interno della cattedrale, con la sensazione di essere stati trasportati in un altro mondo, in un altro universo, mentre l'occhio risale lungo i pilastri che sorreggono la volta, estasiati dall'ampiezza e dalla profondità che riporta alla mente il senso dell'infinito e ci sentiamo piccoli, miseri, oppressi da quel senso d'immensità, di grandezza.
Incapaci di erigere tali mirabili capolavori, tristemente consapevoli di poter finire schiacciati sotto il nostro cemento di sabbia.

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