NONSOLOUFO - Ufo and much more
Ufo and much more Chi siamo  Contatti   Site map    Cerca   Edicola Home  
NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
Preleva gratis
Clicca qui per consultare

La Commedia
di Dante Alighieri

alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica

PARADISO - Canto VI

Dante Alighieri

nel libero commento di Giovanna Viva

Anime di coloro che operarono il bene per conseguire onore e fama - Giustiniano: sua vita, storia dell'aquila imperiale, invettiva contro guelfi e ghibellini, condizione delle anime, Romeo di Villanova


        «Poscia che Costantin l'aquila volse
      contr'al corso del ciel, ch'ella seguio
   3 dietro a l'antico che Lavina tolse,
«Dopo che Costantino erroneamente rivolse contro l'equilibrio d'Amore ("corso del ciel") l'ammonimento Divino, episodio questo che seguì a quello dell'antico Enea che dall'Aquila d'Oro fu tolto alla moglie Lavinia ("l'antico che Lavina tolse"),

[chiarificazioni paradiso] IN HOC SIGNO VINCES - v. 1-2 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

L'imperatore Costantino, mentre era in guerra, vide nel cielo una croce luminosa con la scritta: "IN HOC SIGNO VINCES" ("con questo segno vincerai") nel significato che non versando il sangue fraterno si vincono le battaglie della vita, ma con quel segno del Divino Amore, la Croce di Gesù. Tale ammonimento fu male interpretato e Costantino fece incidere sulle armi quel segno ammonitore.
Ed è a queste errate interpretazioni, a cui spesso va incontro l'intendere umano, che si riferiscono le parole: "uomini siate, e non pecore matte" del canto V - v. 80. Ed è a questo episodio di Costantino che va il riferimento addotto dalla creatura luminosa che, chiusa nella sua aureola, rispose: "nel modo che il seguente canto canta".
Nel tempo di Costantino i mezzi di volo dei Fratelli dello Spazio venivano definiti "Nuvole o Aquile d'Oro", perché oltre agli uccelli e alle nuvole, null'altro gli uomini conoscevano che si librasse nello spazio.
Nell'interno del pianeta, in direzione dei monti della Troade, così come al Polo Nord e in vari punti della Terra, esiste un astroporto, creato dagli Extraterrestri.
Tali astroporti sono delle vere e proprie Centrali Operative a salvaguardia dell'umanità, che procede ormai a passi da gigante verso l'autodistruzione.

[chiarificazioni paradiso] [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]


        cento e cent'anni e più l'uccel di Dio
      ne lo stremo d'Europa si ritenne,
   6 vicino a' monti de' quai prima uscìo;
cento e cent'anni e più "l'uccel di Dio", nel cielo di quell'estremo lembo d'Europa si trattenne, vicino ai monti della Troade ("de' quai prima uscìo");

Pertanto fu adorato quel punto del cielo.
        e sotto l'ombra de le sacre penne
      governò 'l mondo lì di mano in mano,
   9 e, sì cangiando, in su la mia pervenne.
e sotto quel punto del cielo ("sotto l'ombra de le sacre penne"), il segno dell'Aquila governò il mondo, da imperatore a imperatore ("mano in mano"), così cambiando, nella mia mano pervenne.
        Cesare fui e son Iustinïano,
      che, per voler del primo amor ch'i' sento,
 12 d'entro le leggi trassi il troppo e 'l vano.
Fui imperatore e sono Giustiniano, per volontà dello Spirito Santo primo amore, per ispirazione divina, dal corpo delle leggi romane eliminai il superfluo e il vano.
        E prima ch'io a l'ovra fossi attento,
      una natura in Cristo esser, non piùe,
 15 credea, e di tal fede era contento;
Prima che a quest'opera io venissi ispirato, mi appagava la credenza che Cristo avesse una sola natura;
        ma 'l benedetto Agapito, che fue
      sommo pastore, a la fede sincera
 18 mi dirizzò con le parole sue.
ma Agapito papa mi portò con le sue parole nella Conoscenza delle Divine Leggi.
        Io li credetti; e ciò che 'n sua fede era,
      vegg'io or chiaro sì, come tu vedi
 21 ogni contradizione e falsa e vera.
lo gli credetti, ed ora che sono qui vedo chiaramente la Verità che egli affermava e vedo chiaro, così come tu vedi ogni contraddizione, falsa o vera.
        Tosto che con la Chiesa mossi i piedi,
      a Dio per grazia piacque di spirarmi
 24 l'alto lavoro, e tutto 'n lui mi diedi;
Non appena cominciai a procedere dietro la guida della Chiesa di Roma, mi dedicai all'alto lavoro e mi detti a Dio con tutto me stesso;
        e al mio Belisar commendai l'armi,
      cui la destra del ciel fu sì congiunta,
 27 che segno fu ch'i' dovessi posarmi.
affidai la difesa dell'impero al mio fido Belisario e a lui fu congiunta la mano divina, fu questo per me il segno tangibile che di lui potevo fidarmi.
        Or qui a la question prima s'appunta
      la mia risposta; ma sua condizione
 30 mi stringe a seguitare alcuna giunta,
Ora qui termina la mia risposta alla prima delle tue domande; "non so chi tu sia", ma la natura stessa della risposta, mi obbliga a far seguire una qualche aggiunta,
        perché tu veggi con quanta ragione
      si move contr'al sacrosanto segno
 33 e chi 'l s'appropria e chi a lui s'oppone.
affinché tu veda quanto ingiustamente operano taluni contro il sacrosanto segno divino, e chi di esso si appropria, e chi ad esso si oppone.
        Vedi quanta virtù l'ha fatto degno
      di reverenza; e cominciò da l'ora
 36 che Pallante morì per darli regno.
Considera quanto valore ha reso tale insegna degna di riverenza; sin da quando Pallante morì.

Morì combattendo contro Turno, per glorificare "l'Aquila d'Oro", di cui Enea si rese portatore di Verità, dopo il suo viaggio extraterrestre.

[chiarificazioni paradiso] Enea e l'Aquila d'Oro - v. 36 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

Enea fu uno dei primi uomini che, in questo tempo di storia umana, fu portato nello spazio da un mezzo di volo extraterrestre, definito "Aquila d'Oro", per via della luce dorata proveniente dall'energia solare, sua forza propulsiva.
Sul "Libro Dei Segreti Di Enoch", Enoch descrive la visita di due Esseri angelici dalla faccia splendente come il Sole e dagli occhi ardenti come lampade che lo invitarono a salire sulle loro ali e lo portarono a visitare altri mondi. Tutte cose tenute nascoste agli studi terrestri...)
Al lume della nostra Scienza spaziale, ricordiamo le dichiarazioni fatte alla stampa da molti personaggi contemporanei, compreso George Adamski ed Eugenio Siragusa, che ha più volte affermato; "Sono andato sulla Luna con un disco volante". I casi Enoch, Enea, Elia non devono ritenersi isolati, ma solo alcuni dei numerosissimi, che fanno parte di un disegno e di una logica di Creature dell'Universo, pervenute, da remotissimo tempo, a traguardi tecnologici, scientifici, filosofici, morali e spirituali, che superano, di gran lunga, gli effimeri traguardi conseguiti dalla razza terrestre.

[chiarificazioni paradiso] [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]


        Tu sai ch'el fece in Alba sua dimora
      per trecento anni e oltre, infino al fine
 39 che i tre a' tre pugnar per lui ancora.
Tu sai che il segno dell'Aquila, scelto come segno imperiale, dimorò per tre secoli in Albalonga, dove regnarono Ascanio, figlio di Enea e i suoi discendenti, fino a quando i tre Orazi (romani) e i tre Curiazi (albani) combatterono ancora, come Pallante, per l'insegna dell'Aquila ("il sacrosanto segno" v. 32).

La vittoria degli Orazi, come è noto, segnò la supremazia di Roma.
        E sai ch'el fé dal mal de le Sabine
      al dolor di Lucrezia in sette regi,
 42 vincendo intorno le genti vicine.
E sai le gesta che l'insegna compì sotto i sette re ("in sette regi"), dal ratto delle Sabine al suicidio di Lucrezia.

Lucrezia, moglie di Collatino, violentata da Sesto, figlio di Tarquinio il Superbo. Questa fu la causa della cacciata di Tarquinio e della proclamazione della Repubblica.
        Sai quel ch'el fé portato da li egregi
      Romani incontro a Brenno, incontro a Pirro,
 45 incontro a li altri principi e collegi;
E sai le gesta compiute dagli eminenti romani contro Brenno, contro Pirro e contro agli altri monarchi e repubbliche ("principi e collegi"),
        onde Torquato e Quinzio, che dal cirro
      negletto fu nomato, i Deci e' Fabi
 48 ebber la fama che volontier mirro.
per cui Tito Manlio Torquato, vincitore dei Galli e Lucio Quinzio, chiamato "Cincinnato" (per via del suo ciuffo di capelli arruffati: "cirro"), e i Deci e i Fabi, ebbero la fama di celebrità.
        Esso atterrò l'orgoglio de li Aràbi
      che di retro ad Annibale passaro
 51 l'alpestre rocce, Po, di che tu labi.
Tale segno, di cui l'impero si fregiò, atterrò l'orgoglio dei Cartaginesi ("Aràbi") che, dopo Annibale, valicarono le alpestri rocce, Alpi Occidentali o Po dai cui luoghi tu discendi.
        Sott'esso giovanetti trïunfaro
      Scipïone e Pompeo; e a quel colle
 54 sotto 'l qual tu nascesti parve amaro.
Sotto tale segno, ancora giovinetti, trionfarono Scipione e Pompeo;e a quel colle sotto il quale tu nascesti, ciò parve amaro.

Scipione combatté a diciassette anni contro Annibale, a diciannove a Canne e a venti conquistò la Spagna, battendo Asdrubale, fratello del sommo duca cartaginese. Pompeo, grande generale romano, legato a Silla, a soli venticinque anni ottenne il trionfo.

Secondo la storia, Fiesole, il colle sotto il quale è sita Firenze, patria di Dante, fu distrutto durante la guerra contro Catilina, alla quale avrebbe partecipato lo stesso Pompeo.
        Poi, presso al tempo che tutto 'l ciel volle
      redur lo mondo a suo modo sereno,
 57 Cesare per voler di Roma il tolle.
Poi all'epoca in cui il Cielo volle che tutto il mondo, in attesa della prossima discesa di Gesù in Terra, fosse sereno, Cesare per volere di Roma prese l'insegna.
        E quel che fé da Varo infino a Reno,
      Isara vide ed Era e vide Senna
 60 e ogne valle onde Rodano è pieno.
E quello che Cesare fece dal Varo fino al Reno, Isara vide la Loira e vide Senna ed ogni valle sulle rive del Rodano.
        Quel che fé poi ch'elli uscì di Ravenna
      e saltò Rubicon, fu di tal volo,
 63 che nol seguiteria lingua né penna.
E vide la guerra contro Pompeo, quando Cesare uscì da Ravenna e attraversò il Rubicone, tale azione fu così rapida che non potrebbe seguirlo né il racconto, né la penna, tanto fu sanguinosa la guerra civile.
        Inver' la Spagna rivolse lo stuolo,
      poi ver' Durazzo, e Farsalia percosse
 66 sì ch'al Nil caldo si sentì del duolo.
Rivolse l'esercito contro i legati di Pompeo, riparati in Spagna e contro Pompeo stesso che lo assediò a Durazzo, ma fu sconfitto a Farsalo in Tessaglia. Allora Pompeo riparò in Egitto ("Nil caldo"), presso Tolomeo, che lo fece uccidere a tradimento.
        Antandro e Simeonta, onde si mosse,
      rivide e là dov'Ettore si cuba;
 69 e mal per Tolomeo poscia si scosse.
Il sacrosanto segno dell'Aquila, divenuto sacrilego segno imperiale, rivide le regioni della Troade, dal quale salpò Enea e rivide il fiumicello Simeonta che scorre presso Troia, così il segno dell'Aquila d'Oro rivide il posto da dove con Enea si era primamente mosso in volo extraterrestre ("sì ch'al Nil caldo si sentì del duolo" v. 66).
        Da indi scese folgorando a Iuba;
      onde si volse nel vostro occidente,
 72 ove sentia la pompeana tuba.
Dall'Egitto, il segno dell'Aquila d'Oro (divenuto "segno del sangue"), scese come fulmine folgorando su Giuba, re della Mauritana, alleato di Pompeo e dalla Mauritana; il "segno", si volse nell'occidente del vostro mondo terreno, dove sentiva ancora risuonare la tromba di guerra ("tuba") dei pompeiani, che guidati dai figli di Pompeo, furono vinti da Cesare e Munda.
        Di quel che fé col baiulo seguente,
      Bruto con Cassio ne l'inferno latra,
 75 e Modena e Perugia fu dolente.
Di ciò che il segno fece con Ottaviano Augusto, ancora si dolgono nelle pene dell'inferno Bruto e Cassio, che Dante descrive pendenti dalla bocca di Lucifero.
        Piangene ancor la trista Cleopatra,
      che, fuggendoli innanzi, dal colubro
 78 la morte prese subitana e atra.
E ancor ne piange la regina Cleopatra, che volle procurarsi una morte subitanea e terribile.
        Con costui corse infino al lito rubro;
      con costui puose il mondo in tanta pace,
 81 che fu serrato a Giano il suo delubro.
Il "sacrosanto segno" con Ottaviano corse fino al Mar Rosso, dopo la conquista dell'Egitto; così pose il mondo in tanta pace, per cui il tempio di Giano, che nei periodi di pace restava chiuso, per lungo tempo rimase serrato.
        Ma ciò che 'l segno che parlar mi face
      fatto avea prima e poi era fatturo
 84 per lo regno mortal ch'a lui soggiace,
Ma, tutto ciò che il Segno, per amore del quale io parlo, aveva compiuto e stava per compiere a beneficio del regno mortale, che al Regno Divino soggiace,
        diventa in apparenza poco e scuro,
      se in mano al terzo Cesare si mira
 87 con occhio chiaro e con affetto puro;
diventa misero e squallido sotto Tiberio se si considera con mente illuminata di verità e di puro amore,
        ché la viva giustizia che mi spira,
      li concedette, in mano a quel ch'i' dico,
 90 gloria di far vendetta a la sua ira.
perciò la Giustizia Divina, che mi ispira a parlare, concedette alla stessa mano umana ("in mano a quel ch'i' dico"), di operare nel suo stesso male, di autopunirsi per avere stoltamente usato il "SACROSANTO SEGNO" dell'Aquila d'Oro, come emblema di egoistico potere, immettendolo in quella spirale intrisa di odio, di violenza e di sangue, che si chiama "guerra" ("concedette... gloria di far vendetta a la sua ira").
        Or qui t'ammira in ciò ch'io ti replìco:
      poscia con Tito a far vendetta corse
 93 de la vendetta del peccato antico.
A tal punto, meravigliati pure di ciò che ti soggiungo: poi, con Tito il Segno Divino corse a far vendetta del "PECCATO ANTICO", corse cioè, contro la Chiesa di Gerusalemme, promotrice della crocifissione del Cristo ("peccato antico") e, pertanto, indegni di appartenere alla vera Chiesa di Dio.
        E quando il dente longobardo morse
      la Santa Chiesa, sotto le sue ali
 96 Carlo Magno, vincendo, la soccorse.
Ma, quando la ferocia longobarda infierì "contro la Santa Chiesa" ("morse la Santa Chiesa"), cioè contro il santo concetto di Cristo di perdono e d'amore, Carlo Magno, "VINCENDO SULLA VENDETTA UMANA", e operando nell'esempio di Gesù, con Amore e Perdono per i propri nemici, tale Chiesa soccorse.

Soltanto allora nel cristico concetto del perdono, la divina insegna dell'Aquila d'Oro, quale simbolo dei mezzi di trasporto usati dai fratelli del cielo e pertanto emblema del legame che congiunge, nel fraterno Amore, il Cielo alla Terra, solo allora ebbe il suo degno valore.
        Omai puoi giudicar di quei cotali
      ch'io accusai di sopra e di lor falli,
 99 che son cagion di tutti vostri mali.
Puoi giudicare, oramai, quei tali che io accusai, sia nel Concetto Divino ("di sopra") sia nel concetto umano ("e di lor falli"), che son cagione di tutti i vostri mali.

[chiarificazioni paradiso] Le VERITÀ eterne e immutabili
Le illusioni della Chiesa
- v. 97-99 [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]

Ciò significa che Dante accusa il pensiero teologico che, non avendo saputo interpretare la Bibbia nel suo esatto messaggio, trasmesso dai Fratelli Cosmici per bocca dei Profeti, ha portato gli uomini lontani dalla Verità di Dio, inserendoli nella limitatezza e povertà di quei concetti che, nella loro componente di natura diplomatica e politica, hanno reso sterile la sorgente Apostolica, non più in grado di spiegare alle confuse masse inquiete il sostanziale significato delle "GRANDI VERITÀ" alle quali accenna il Cristo.
Questa incapacità è imputabile alla Teologia d'ogni tempo, che non è altro che il farneticare, in buona e in cattiva Fede, di uomini che si autopervadono di Spirito Santo e che sconoscono completamente la Vera Natura Vivente di quel supremo Reggitore che chiamiamo DIO.
Teologia è il tentativo umano di penetrare i profondi misteri del Divino, facendo uso di quella misera logica umana che non tiene conto che in Terra si vive in una dimensione fatta di apparenze e soggetta alle leggi del RELATIVO e del TRANSITORIO.

In ogni tempo, allorquando si reputava impossibile far quadrare certe rivelazioni bibliche ed evangeliche con determinate esigenze di carattere temporale, utili per puntellare certe sovrastrutture dell'edificio chiesastico, si faceva ricorso alla comodità del "dogma", che altro non è che la "patente della incapacità di comprendere", scaturita dal pensiero umano costretto ad abbracciare un campo molto limitato e prigioniero della legge del tempo che muta.
Oggi che i tempi sono mutati sotto la spinta della umana intelligenza che via via si è evoIuta, questi dogmi, ammuffiti dai secoli, scricchiolano e minacciano l'intero edificio chiesastico. E così assistiamo ad una Teologia, che si affanna a cercare nuove interpretazioni atte a costruire schemi nuovi che vadano bene per una umanità che ha rovesciato i tradizionali schemi morali, etici, sociali, religiosi e spirituali. E, così facendo, la Teologia dimentica che le VERITÀ, di cui parlava Gesù, sono eterne e immutabili e niente affatto adattabili alle interpretazioni degli uomini a seconda dei momenti storici.
Tale ricerca è destinata ad estinguersi nel pantano materialistico in cui affoga l'umanità che, tesa com'è alla materializzazione di ogni aspirazione, ha rotto ormai l'anello di congiunzione tra Spirito e Materia e vive nell'orgia del piacere momentaneo che ricerca affannosamente all'ombra dei mille pericoli che insidiano la sua esistenza terrena.
Sotto la spinta di una umanità abulica e indifferente, ai temi del soprannaturale, la Chiesa s'illude di poter calcare ancora le orme di Cristo con una metodologia che farebbe inorridire Cristo stesso. Incapace di abbandonare gli schemi ormai vecchi, essa pretende di parlare di "umiltà" da una posizione di potenza, di "povertà" da una posizione di ricchezza, di "fratellanza" da una posizione commerciale e di "amore" da una posizione di Casta.

E LE VERITÀ DEL DIVINO?

Quando queste si sono rivelate agli occhi degli afflitti, dei sofferenti e dei disperati, sono state metodicamente taciute e schernite e minimizzate ad opera della Chiesa. Padre Pio da Pietralcina è stato uno degli esempi più evidenti di questa metodologia definita "prudenziale", ma in effetti dettata da una coscienza avversa alle VERITÀ DI CRISTO.
Qui di seguito riporto una VERITÀ che la Chiesa, come tante altre VERITÀ venute dal cielo, in questi ultimi tempi ha preferito occultare alla pubblica opinione per non doversi imbarcare in spiegazioni che non sa dare e non può dare (vedi il famoso "TERZO MESSAGGIO DI FATIMA").

Alcuni anni fa l'orbita di Marte s'accostò notevolmente a quella della Terra. Per accordi internazionali venne osservato un radio-silenzio per 5 minuti ogni ora, allo scopo di non interferire su eventuali segnali in arrivo. I giornali parlarono della cosa, ma NON riferirono che "strani segnali" erano stati ricevuti in quella occasione della F.C.C. Americana (cioè, Commissione Federale Per le Comunicazioni). Questi "segnali" registrati, furono trasmessi al "Bureau of Standards" di Washington e furono decifrati. Il messaggio registrato è questo ed è in possesso del NICAP, cioè del Comitato Internazionale per lo Studio dei Fenomeni Aerei:

"DIO È LO SPIRITO DI VITA --- ANCHE NOI SIAMO SUOI FIGLI --- OSSERVIAMO IL VOSTRO MONDO DA MIGLIAIA DI ANNI --- SIAMO VENUTI SULLA TERRA MOLTE VOLTE --- IL LIBRO SACRO DEL NOSTRO DIO È ANCHE VOSTRO E PARLA DI NOI --- CERCATE E TROVERETE."

Chi sono dunque queste creature che facendo specifico riferimento alla Bibbia dicono: "OSSERVIAMO IL VOSTRO MONDO DA MIGLIAIA DI ANNI"?
L'evoluzione della razza umana ha beneficiato, sin dai suoi primordi dell'attivo intervento di creature intelligenti e coscienti giunte dal cielo su "Carri di Fuoco", "Turbi", "Colonne di Fuoco", "Nuvole", "Scudi Ardenti", e così via.
Dalla Genesi all'ultimo Evangelista del Nuovo Testamento, l'intervento di queste creature giunte dal cielo appare in maniera inequivocabile.
Faccio un unico riferimento che testimonia questa Verità:

«E SECONDO CHE LA "NUVOLA" SI ALZAVA; I FIGLIOLI DI ISRAELE CAMMINAVANO APPRESSO; E DOVE LA "NUVOLA" STANZIAVA, QUIVI SI ACCAMPAVANO I FIGLIOLI D'ISRAELE. PER QUANTO TEMPO LA "NUVOLA" CONTINUAVA A STANZIARE, O FOSSERO DUE GIORNI, UN MESE, O UN ANNO, TANTO SE NE STAVANO I FIGLIOLI D'ISRAELE ACCAMPATI E NON SI MUOVEVANO; QUANDO LA "NUVOLA" SI ALZAVA, SI MUOVEVANO.» (IV Libro di Mosè, capitolo IX, v. 17)

E così per 40 anni, operando a bordo di quella "nuvola" essi guidarono il popolo ebreo per lungo e per largo NUTRENDOLO CON LA FAMOSA "MANNA" CHE CADEVA DAL CIELO e consigliandolo e riprendendolo, tramite la parola di Mosè che era un medium chiaroudente.

[chiarificazioni paradiso] [chiarificazione precedente] [chiarificazione seguente]


        L'uno al pubblico segno i gigli gialli
      oppone, e l'altro appropria quello a parte,
102 sì ch'è forte a veder chi più si falli.
L'uno oppone al divino segno la bandiera di Francia, contrassegnata dai gigli gialli, l'altro se ne appropria come insegna di partito, così che risulta difficile ("forte") stabilire chi, di questo mondo insensato, più dell'altro sia nell'errore.
        Faccian li Ghibellin, faccian lor arte
      sott'altro segno; ché mal segue quello
105 sempre chi la giustizia e lui diparte;
Facciano pure i Ghibellini, la loro arte delittuosa della guerra sotto ben altro segno; lungi da quello divino, poiché è un pessimo seguace del Pensiero di Dio chi separa il Segno della perfetta infallibile Giustizia Celeste da quella terrena, satura di stoltizia (giacché quest'ultima, da quella Suprema sarà annientata);
        e non l'abbatta esto Carlo novello
      coi Guelfi suoi, ma tema de li artigli
108 ch'a più alto leon trasser lo vello.
e non creda di poterla abbattere questo Carlo novello coi guelfi suoi, ma tema gli artigli della punizione suprema che fiaccò potenti ben maggiori di lui.
        Molte fïate già pianser li figli
      per la colpa del padre, e non si creda
111 che Dio trasmuti l'armi per suoi gigli!
Molte volte già piansero i figli per colpa del padre, né Carlo II creda che Dio voglia cambiare l'insegna divina con quella futile umana dei gigli della casa di Francia!
        Questa picciola stella si correda
      d'i buoni spirti che son stati attivi
114 perché onore e fama li succeda:
Questa piccola stella si correda di buoni Spiriti che sono stati attivi maestri promulgatori di Divini Concetti, ma avevano bramato per loro, onore e fama, nel mondo umano:
        e quando li disiri poggian quivi,
      sì disvïando, pur convien che i raggi
117 del vero amore in sù poggin men vivi.
e quando i concetti si fermano qui, disviano il Bene dell'altruismo, equilibratore di ogni opera meritevole; in tal caso conviene che, anche i raggi del vero Amore che vibra per noi Lassù, non rafforzino lo slancio che c'innalza al Cielo, ma perdano molto del loro fervore.
        Ma nel commensurar d'i nostri gaggi
      col merto è parte di nostra letizia,
120 perché non li vedem minor né maggi.
Ma una delle fonti della nostra letizia è nella esatta proporzione dei meriti riconosciutici, perché vediamo che i premi non sono né minori né maggiori di questi.
        Quindi addolcisce la viva giustizia
      in noi l'affetto sì, che non si puote
123 torcer già mai ad alcuna nequizia.
Quindi l'affetto reciproco raddolcisce in noi la viva giustizia, che non ci fa desiderare di più, ma ci fa guardare ai premi maggiori con gioia per la contentezza altrui.
        Diverse voci fanno dolci note;
      così diversi scanni in nostra vita
126 rendon dolce armonia tra queste rote.
Come le diverse voci producono un piacevole suono; così i diversi stadi di gioia non producono invidia come nel mondo umano, ma una dolce armonia fatta di fraterno amore.
        E dentro a la presente margarita
      luce la luce di Romeo, di cui
129 fu l'ovra grande e bella mal gradita.
E su questo pianeta che è un fiore nel cielo ("presente margarita") rifulge la luminosità dell'aureola di Romeo, del quale l'opera grande e bella fu malgradita.

Romeo di Villanova, ministro del conte Berengario di Provenza, alla morte di costui, amministrò saggiamente il regno e fece da tutore a Beatrice, figlia del conte di Provenza che si sposò con Carlo I d'Angiò. Calunniato dai cortigiani, Romeo di Villanova, tornò alla sua terra natale, povero come era partito, e riprese a coltivare il suo campicello.
        Ma i Provenzai che fecer contra lui
      non hanno riso; e però mal cammina
132 qual si fa danno del ben fare altrui.
Ma i provenziali che lo calunniarono non ebbero di che rallegrarsi; poiché all'antico governo successe quello di Carlo I d'Angiò e, come gli invidiosi procedono per mala strada, così costoro furono afflitti dal mal governo angioino.
        Quattro figlie ebbe, e ciascuna reina,
      Ramondo Beringhiere, e ciò li fece
135 Romeo, persona umìle e peregrina.
Il conte Berengario di Provenza ebbe quattro figlie: Margherita, Eleonora, Sancia e Beatrice, rispettivamente sposate a Luigi IX di Francia, a Enrico III d'Inghilterra, a Riccardo di Cornovaglia e a Carlo I d'Angiò. E ciò fece Romeo di Villanova, apparentando il conte Beringuere a questi alti personaggi; ma poi, umile e pellegrino, come era venuto, Villanova se ne tornò in patria.
        E poi il mosser le parole biece
      a dimandar ragione a questo giusto,
138 che li assegnò sette e cinque per diece;
Dopo le calunnie rivoltegli si chiese conto a Romeo della sua amministrazione e questo giusto restituì dodici per dieci, dimostrando così di avere notevolmente accresciuto il patrimonio;
        indi partissi povero e vetusto;
      e se 'l mondo sapesse il cor ch'elli ebbe
      mendicando sua vita a frusto a frusto,
142 assai lo loda, e più lo loderebbe».
poi ripartì povero e vecchio;, e se la gente che già tanto lo loda fosse a conoscenza del suo strazio interiore, lo loderebbe molto di più».

[canto precedente][canto seguente][canti del Paradiso][La Commedia][indice libri]

Nonsoloufo Home | Perché Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cerca
cmdt@nonsoloufo.it     
Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle società proprietarie delle riviste pubblicate
Nonsoloufo
hosting
EdicolaWeb