NONSOLOUFO - Ufo and much more
Ufo and much more Chi siamo  Contatti   Site map    Cerca   Edicola Home  
NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
Preleva gratis
Clicca qui per consultare

La Commedia
di Dante Alighieri

alla luce della Filosofia Cosmica
in chiave parapsicologica

PARADISO - Canto X

Dante Alighieri

nel libero commento di Giovanna Viva

Digressione sull'ordine della creazione e ammonimento al lettore - ascesa al cielo del Sole (dove si trovano le anime dei sapienti) - canto e danza dei beati - san Tommaso d'Aquino


        Guardando nel suo Figlio con l'Amore
      che l'uno e l'altro etternalmente spira,
   3 lo primo e ineffabile Valore
Il PADRE, primo ed ineffabile Valore Creativo, guarda nel CREATO ("nel Suo Figlio") con l'energia d'AMORE che l'Uno e l'Altro eternamente unifica, amalgama e armonizza, quale SANTO SPIRITO, che è l'Uno e l'Altro infuso, in una sola energia radiante, di un TUTTO uguale eterno ed Infinito, ovvero: "UNO E TRINO", LA SANTISSIMA TRINITÀ, che creò
        quanto per mente e per loco si gira
      con tant'ordine fé, ch'esser non puote
   6 sanza gustar di lui chi ciò rimira.
quanto di spirituale ("per mente") e di materiale ("per loco") si evolve ("si gira") con tale ordine che chiunque considera ("rimira") non può non godere di quel Valore Divino ("di lui").
        Leva dunque, lettore, a l'alte rote
      meco la vista, dritto a quella parte
   9 dove l'un moto e l'altro si percuote;
Solleva, dunque, o lettore, ai superiori pianeti ("a l'altre rote") con me la vista, dritto a quella via di Verità dove l'Uno e l'Altro moto, Positivo e Negativo - SPIRITO e MATERIA - in due movimenti opposti s'incontrano ("si percuote");
        e lì comincia a vagheggiar ne l'arte
      di quel maestro che dentro a sé l'ama,
 12 tanto che mai da lei l'occhio non parte.
e da quel punto ("e lì") comincia a contemplare amorosamente l'opera di quell'Artefice che in sé l'ama, tanto che mai da essa l'occhio distacca.
        Vedi come da indi si dirama
      l'oblico cerchio che i pianeti porta,
 15 per sodisfare al mondo che li chiama.
Vedi come da qui si dirama l'obliquo cerchio della Scala dell'Evoluzione (che da là sale e da qua scende nonché "giro obbligato" nel "Tutto" in continua evoluzione) che i pianeti porta, nel continuo evolversi senza posa, dall'uno all'altro Piano di Luce, per soddisfare l'evoluzione del "mondo cosmico" che, elevandoli, a sé li chiama.
        Che se la strada lor non fosse torta,
      molta virtù nel ciel sarebbe in vano,
 18 e quasi ogne potenza qua giù morta;
Poiché se la strada loro non fosse errata, molta forza nel cielo sarebbe inutile, e quasi ogni potenza evolutiva quaggiù sarebbe morta;
        e se dal dritto più o men lontano
      fosse 'l partire, assai sarebbe manco
 21 e giù e sù de l'ordine mondano.
e se dalla diritta via, più o meno lontano fosse il partire, minore o maggiore di quello giusto che l'Equilibrio impone, l'Ordine Universale giù sulla Terra e su nel cielo sarebbe molto manchevole.
        Or ti riman, lettor, sovra 'l tuo banco,
      dietro pensando a ciò che si preliba,
 24 s'esser vuoi lieto assai prima che stanco.
Ora rimani, o lettore, immerso nel tuo studio a meditare, pensando a ciò che si pregusta, se esser vuoi lieto assai prima che stanco.
        Messo t'ho innanzi: omai per te ti ciba;
      ché a sé torce tutta la mia cura
 27 quella materia ond'io son fatto scriba.
Ti ho messo innanzi tanta verità: che tu ormai puoi cibarti da solo di sapere; poiché a questo tende tutta la mia cura, per cui, di ciò, mi son fatto scrivano.
        Lo ministro maggior de la natura,
      che del valor del ciel lo mondo imprenta
 30 e col suo lume il tempo ne misura,
Il Sole, ministro maggiore della natura, che con i suoi Celesti influssi impronta il mondo e con la sua luce misura il tempo,
        con quella parte che sù si rammenta
      congiunto, si girava per le spire
 33 in che più tosto ognora s'appresenta;
come lassù si rammenta, è congiunto col Grande Sole Manassico, centro di ogni forma di energia, che dà vita a tutti i Soli del Cosmo, e che girava per le sue spire nel cui percorso, quale ministro della natura, si presenta;
        e io era con lui; ma del salire
      non m'accors'io, se non com'uom s'accorge,
 36 anzi 'l primo pensier, del suo venire.
e io ero con lui; ma non mi accorsi di salire, come colui che non s'accorge del sopraggiungere di un pensiero, prima che questo sia formulato.
        È Bëatrice quella che sì scorge
      di bene in meglio, sì subitamente
 39 che l'atto suo per tempo non si sporge.
È, invece, Beatrice quella che si scorge in volo, dall'uno all'altro pianeta migliore ("di bene in meglio") così veloce, al par della luce, tanto che l'atto suo nella dimensione "tempo-spazio" non si scorge.
        Quant'esser convenia da sé lucente
      quel ch'era dentro al sol dov'io entra'mi,
 42 non per color, ma per lume parvente!
Quanto dovevano essere luminose di per se stesse le anime viventi nel Sole dove io entrai, e che erano a me invisibili, non per intensità di energia dei colori solari, ma per intensità di luce spirituale!
        Perch'io lo 'ngegno e l'arte e l'uso chiami,
      sì nol direi che mai s'imaginasse;
 45 ma creder puossi e di veder si brami.
Per quanto io invocassi il mio ingegno, non riuscirei a descrivere quella intensità di fulgore, tanto da dimostrarne l'immagine; ma si può credere e desiderare di vederla e viverla un giorno.
        E se le fantasie nostre son basse
      a tanta altezza, non è maraviglia;
 48 ché sopra 'l sol non fu occhio ch'andasse.
Anche se la nostra mente è limitata a tanta altezza intuitiva, non dobbiamo meravigliarci che il video umano non possa sintonizzarsi con la massima dimensione cosmica, al pari dei grandi Maestri Solari, poiché di sopra al Sole non fu mai occhio umano che andasse.
        Tal era quivi la quarta famiglia
      de l'alto Padre, che sempre la sazia,
 51 mostrando come spira e come figlia.
Tale era qui la quarta dimensione Cosmica solare ("quarta famiglia de l'alto Padre") che sempre l'appaga di sé, rivelando loro il "mistero" della Santissima Trinità e cioè, come il Padre generi e come dal figlio proceda la Creazione e come lo Spirito Santo spiri la Vita.
        E Bëatrice cominciò: «Ringrazia,
      ringrazia il Sol de li angeli, ch'a questo
 54 sensibil t'ha levato per sua grazia».
E Beatrice disse: «Ringrazia, ringrazia il Sol degli Angeli, che a questo Piano di Luce ti ha concesso di elevarti per sua grazia».
        Cor di mortal non fu mai sì digesto
      a divozione e a rendersi a Dio
 57 con tutto 'l suo gradir cotanto presto,
Nessun cuore mortale fu mai così disposto alla devozione e tanto pronto a volgersi a Dio con tutta la sua gratitudine,
        come a quelle parole mi fec'io;
      e sì tutto 'l mio amore in lui si mise,
 60 che Bëatrice eclissò ne l'oblio.
come fui io a quelle parole di Beatrice; concentrai in Dio tutto il mio amore, tanto che mi dimenticai finanche di Beatrice ("che Beatrice eclissò ne l'oblio").
        Non le dispiacque; ma sì se ne rise,
      che lo splendor de li occhi suoi ridenti
 63 mia mente unita in più cose divise.
A lei ciò non dispiacque, ma fu tanto contenta per me che ne rise, e lo splendore degli occhi suoi ridenti, assieme con la sua luce animica, si concentrò nella mia mente e in altre cose si divise.
        Io vidi più folgór vivi e vincenti
      far di noi centro e di sé far corona,
 66 più dolci in voce che in vista lucenti:
lo vidi più fulgide luci tanto vive e vincenti ogni altro fulgore, mettersi a noi d'intorno facendoci corona, più dolci nel canto che lucenti alla vista:
        così cinger la figlia di Latona
      vedem talvolta, quando l'aere è pregno,
 69 sì che ritenga il fil che fa la zona.
così talvolta vediamo la Luna (Diana, "figlia di Latona"), cingersi di un alone quando l'aria è tanto impregnata di vapori, che trattiene in sé il filo di raggio che forma intorno la zona di luce ed ombra.
        Ne la corte del cielo, ond'io rivegno,
      si trovan molte gioie care e belle
 72 tanto che non si posson trar del regno;
Nella Dimensione Celeste, da dove io qui ritorno, si trovano molte gioie care e belle tanto da non poterle descrivere né muoverle da quel regno,
        e 'l canto di quei lumi era di quelle;
      chi non s'impenna sì che là sù voli,
 75 dal muto aspetti quindi le novelle.
e il canto di quei lumi era di quelle creature; che non hanno bisogno di ali ("non s'impenna") perché lassù volino, inutilmente aspetti da me spiegazione di ciò ("dal muro aspetti, quindi le novelle").

Come altre volte affermato, le creature Divine, giunte dal Regno Superiore, non hanno bisogno delle piume per volare, ma a loro basta annullare intorno la forza d'attrazione. Inoltre, possono anche trasformare il loro corpo fisico, già tanto spiritualizzato, in antimateria, che permetta loro di seguire le fluttuazione della stessa luce ("così cinger la figlia di Latona vedem talvolta" v. 67-68).
Il mito di Latona nacque dall'avvistamento di un'astronave-madre, che lasciò uscire da bordo due dischi volanti. I dischi si fermarono in un punto del cielo (come ancora oggi fanno) e gli uomini da allora credettero che, come quelle due stelle, anche il Sole e la Luna fossero nate dalla "luminosissima dea".
        Poi, sì cantando, quelli ardenti soli
      si fuor girati intorno a noi tre volte,
 78 come stelle vicine a' fermi poli,
Poi così cantando, quegli ardenti Soli ci circondarono girandoci intorno per tre volte (irrorandoci della loro energia), come stelle che girano intorno ai fermi poli,
        donne mi parver, non da ballo sciolte,
      ma che s'arrestin tacite, ascoltando
 81 fin che le nove note hanno ricolte.
a me parvero donne, non sciolte nel ballo, ma ferme in silenzio, in ascolto fino a raccogliere le nuove melodie.
        E dentro a l'un senti' cominciar: «Quando
      lo raggio de la grazia, onde s'accende
 84 verace amore e che poi cresce amando,
E da una di quelle beate luci udì cantare: «Quando il raggio della Grazia, dal quale nasce il vero amore che poi cresce amando,
        multiplicato in te tanto resplende,
      che ti conduce su per quella scala
 87 u' sanza risalir nessun discende;
moltiplicato in te tanto risplende, che ti conduce su per quella Scala dell'Evoluzione dove "senza risalir nessun discende";
        qual ti negasse il vin de la sua fiala
      per la tua sete, in libertà non fora
 90 se non com'acqua ch'al mar non si cala.
chi ti negasse il vino della sua ampolla per dissetarti, non sarebbe libero ma impedito come acqua che, trattenuta da impedimenti, non può più scorrere libera verso il mare.
        Tu vuo' saper di quai piante s'infiora
      questa ghirlanda che 'ntorno vagheggia
 93 la bella donna ch'al ciel t'avvalora.
Tu vuoi sapere di quali anime s'infiora questa Ghirlanda che intorno vagheggia contemplando la bella donna che in cielo ti valorizza.
        Io fui de li agni de la santa greggia
      che Domenico mena per cammino
 96 u' ben s'impingua se non si vaneggia.
lo fui frate degli "agnelli" del santo gregge che S. Domenico conduce sul cammino dove ci si arricchisce sempre più di nutrimento spirituale, se non si va dietro alla vanità dei beni mondani.
        Questi che m'è a destra più vicino,
      frate e maestro fummi, ed esso Alberto
 99 è di Cologna, e io Thomas d'Aquino.
Questo che mi è a destra, a me più vicino (più vicino anche nell'umano cammino), mi fu fratello e maestro, ed egli fu Alberto da Cologna, ed io Tommaso d'Aquino.

Tommaso d'Aquino si fece Domenicano e fu insegnante di Teologia. Fu avvelenato, mentre con altri frati si recava al Concilio di Lione.
        Se sì di tutti li altri esser vuo' certo,
      di retro al mio parlar ten vien col viso
102 girando su per lo beato serto.
Se vuoi sapere anche degli altri, tu mi seguirai con lo sguardo ed io te li indicherò via via.
        Quell'altro fiammeggiare esce del riso
      di Grazïan, che l'uno e l'altro foro
105 aiutò sì che piace in paradiso.
Quell'altro intenso splendore viene emanato dalla letizia di Francesco Graziano, autore di ampia raccolta di leggi ecclesiastiche e fondatore del Diritto Canonico e Civile.
        L'altro ch'appresso addorna il nostro coro,
      quel Pietro fu che con la poverella
108 offerse a Santa Chiesa suo tesoro.
Quello che appresso adorna la nostra schiera fu quel Pietro che nel suo testo fondamentale delle scuole di Teologia, scrisse di voler offrire il suo umile sapere, come la povera vedovella, che mise due sole monetine, unica sua possessione, nella cassa del tempio di Gerusalemme.
        La quinta luce, ch'è tra noi più bella,
      spira di tal amor, che tutto 'l mondo
111 là giù ne gola di saper novella:
La più fulgida è la luce di Salomone, re degli Ebrei, famoso per la sua saggezza. Tutti gli uomini sulla Terra sono desiderosi di apprendere ancora dai suoi scritti:
        entro v'è l'alta mente u' sì profondo
      saver fu messo, che, se 'l vero è vero,
114 a veder tanto non surse il secondo.
dentro vi è l'alta Mente, dove così profondo sapere fu messo, che, se il vero è vero, a veder tanto non vi fu nessuno in appresso.
        Appresso vedi il lume di quel cero
      che giù in carne più a dentro vide
117 l'angelica natura e 'l ministero.
Poi vedi quel cero che risplende di luce di Conoscenza, portata al mondo umano che giù in Terra approfondì meglio la natura e la funzione delle Creature Celesti, in merito all'aiuto Divino portato da costoro alle creature terrene.

È Dionigi l'Areopagita, convertito da San Paolo e che fu primo Vescovo di Atene, martirizzato nel 95 d.C.
        Ne l'altra piccioletta luce ride
      quello avvocato de' tempi cristiani
120 del cui latino Augustin si provide.
Nell'altra piccoletta luce vive la sua vita felice ("ride") colui che fu l'anima dell'avvocato difensore del Cristianesimo, la cui opera, Sant'Agostino utilizzò per i suoi insegnamenti.
        Or se tu l'occhio de la mente trani
      di luce in luce dietro a le mie lode,
123 già de l'ottava con sete rimani.
Ora, se l'occhio della mente già senti ardere di sapere chi è, di persona in persona ("di luce in luce"), l'ottava luce, con sete di sapere insoddisfatto rimani.
        Per vedere ogni ben dentro vi gode
      l'anima santa che 'l mondo fallace
126 fa manifesto a chi di lei ben ode.
Per vedere ogni bene dentro gioisce l'anima santa, che dimostra, a chi intende l'esempio che viene da lei, quanto i beni del mondo siano ingannevoli.
        Lo corpo ond'ella fu cacciata giace
      giuso in Cieldauro; ed essa da martiro
129 e da essilio venne a questa pace.
Il corpo, da dove quest'anima fu scacciata, giace in Cieldauro (la basilica di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia); esso ora vive felice, dopo l'esilio della vita terrena, in questa pace.

Si tratta di Severino Poezio, senatore romano, imprigionato e fatto uccidere da Teodorico (pertanto dice: "L'anima scacciata dal suo corpo").
        Vedi oltre fiammeggiar l'ardente spiro
      d'Isidoro, di Beda e di Riccardo,
132 che a considerar fu più che viro.
Inoltre, vedi fiammeggiare l'ardente Spirito di Isidoro (Vescovo di Siviglia e autore di testi sacri), di Beda (venerabile monaco inglese) e di Riccardo da San Vittore ( il monastero presso Parigi, di cui fu priore; fu uno dei principali rappresentanti della corrente mistica della Teologia Medioevale), che fu "più che viro", ovvero, più che uomo, quasi angelo.
        Questi onde a me ritorna il tuo riguardo,
      è 'l lume d'uno spirto che 'n pensieri
135 gravi a morir li parve venir tardo:
Questi, che dall'altro lato mi è accanto (ultimo della cerchia, in cui questi esseri superiori sono assisi), è luce di uno spirito immerso in gravi pensieri (per torti subiti dal Vescovo di Parigi), a lui parve che la morte gli giungesse troppo tardi.
        essa è la luce etterna di Sigieri,
      che, leggendo nel Vico de li Strami,
138 silogizzò invidïosi veri».
Egli, è l'eterna luce di Sigieri, che, insegnando nella scuola di Filosofia del Vico della Paglia ("Vico de li Strami"), dimostrò con sillogismi, delle Verità che non furono gradite agli ecclessiastici e suscitò molta invidia da parte di costoro».

Sigieri di Brabante, professore e rettore dello studio di Parigi, dal quale fu dimesso per contrasti teologici ecclesiastici. Egli fu dimesso per opera del Vescovo di Parigi, Simone di Bron e futuro papa Martino IV; per le sue posizioni deterministiche, si fece molti avversari.
        Indi, come orologio che ne chiami
      ne l'ora che la sposa di Dio surge
141 a mattinar lo sposo perché l'ami,
Quindi, come l'orologio che ci chiama nell'ora in cui la Chiesa, sposa di Dio, si leva a recitare la preghiera del mattino perché lo sposo le conservi il suo amore,
        che l'una parte e l'altra tira e urge,
      tin tin sonando con sì dolce nota,
144 che 'l ben disposto spirto d'amor turge,
nel quale orologio, una ruota tira a sé l'altra e urge, tintinnando con sì dolce nota, che l'anima disposta alla preghiera si rafforza, turge di amore,
        così vid'io la glorïosa rota
      muoversi e render voce a voce in tempra
      e in dolcezza ch'esser non pò nota
148 se non colà dove gioir s'insempra.
così vidi io la gloriosa ruota delle anime luminose muoversi e condurre il canto con accordo armonioso e con una dolcezza che non può essere conosciuta se non là dove la gioia eternamente dura ("s'intempra") e non nel mondo delle anime corrotte dal diabolico male dell'invidia e della superbia.

[canto precedente][canto seguente][canti del Paradiso][La Commedia][indice libri]

Nonsoloufo Home | Perché Nonsoloufo? | Why "UFO and much more"? | Site map | Cerca
cmdt@nonsoloufo.it     
Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle società proprietarie delle riviste pubblicate
Nonsoloufo
hosting
EdicolaWeb