
La "divina inquietudine"
La forza evolutiva sospinge incessantemente ogni elemento della Creazione. Nei primi stadi essa agisce in modo meccanico, apparendo spesso caotica, brutale e insensata e producendo effetti che possono sembrare irrazionali a chi non li ricollega al mondo delle Cause; in un secondo tempo, quando l'uomo è progredito e l'Io, (o forza egoica), comincia a sottomettersi al Sé (o anima), l'Evoluzione si serve anche della "collaborazione" delle creature stesse. Queste ultime diventano sempre più avanzate fino al punto da poter esse stesse "creare", prima con le sostanze fisiche, poi con l'uso della Mente; è a questo punto, quando l'uomo concepisce di poter "creare con la mente", dominando e indirizzando pensieri e sentimenti a fini evolutivi, che inizia quel percorso verso aperture di coscienza sempre maggiori che le tradizioni esoteriche definiscono "Il Sentiero".
Per lungo tempo l'uomo si è fatto "trascinare" dalle forze evolutive, seguendo velleitarismi, desideri di ogni tipo, e perdendosi in miriadi di esperienze "mondane". Ad un certo punto del suo cammino, egli sente più fortemente la voce dell'anima e, con un atto di volontà lucido e forte, decide di ascoltarla:

L'uomo chiuse le porte del Cielo dietro di sé e cercò, con immensa energia e ingenuità, di confinare se stesso sulla Terra. Egli sta ora scoprendo... che il rifiuto di cercare il Cielo significa una involontaria discesa all'inferno.
(E. F. Schumacher)

Del "Sentiero" parlano da sempre tradizioni spirituali ed esoteriche d'Oriente e d'Occidente; iniziati come Ermete, Platone, Pitagora, Dante hanno indicato, spesso sotto forma di metafora, alcuni elementi che potessero illuminare e sostenere gli uomini che lo percorrono.
Aurobindo sostiene, riguardo ai momenti iniziali della Ricerca:

...non si può negare, e nessuna esperienza spirituale lo negherà, che questo è un mondo non ideale e non soddisfacente, fortemente segnato dal marchio dell'imperfezione, della sofferenza e del male. In realtà, questa percezione è, in un certo modo, il punto di partenza della spinta spirituale, eccetto per quei pochi ai quali l'esperienza spirituale viene spontaneamente, senza esservi forzati dall'acuto, schiacciante, doloroso e alienante senso dell'Ombra che incombe sull'intero campo di questa esistenza manifestata.
("L'enigma di questo mondo", da "Lettere sullo Yoga").

E, in tempi più recenti, lo psichiatra sociale Erich Fromm afferma:

La persona comune oggigiorno è una straniera nell'universo: a livello più profondo essa sente la sua depressione, la sua noia, il vuoto che pervade la sua anima. Sono questo vuoto e questa disaffezione che chiedono soddisfazione e vogliono essere riempiti dal rumore, dal possesso di cose materiali e dal divertimento.

In questa prima fase l'uomo è mosso da un'indefinita inquietudine e dal confuso desiderio di dare una svolta alla sua vita (in qualsiasi modo ciò possa essere inteso):

L'arrivo della Primavera scioglie quei vincoli che hanno finora legato il borghese ai "valori" di un mondo che invece li calpesta di continuo. Oggi s'intravedono i primi boccioli di quella nuova specie umana che cerca la "via". Quella che si propone il bene di tutti, nessuno escluso.
(Giuliana Conforto, "Universo organico")

Non sempre la motivazione iniziale è limpida e pura. Spesso si ricerca "l'illuminazione" per ambizione, per ottenere la liberazione dal dolore, per desiderio di controllo e di potere, per esorcizzare la paura della morte.
Ma, nonostante la nebbia emotiva e le illusioni dell'ego, qualsiasi autentico cammino spirituale prima o poi trasformerà l'individuo, anche a prescindere dalla pochezza delle motivazioni di quest'ultimo. La Verità è sempre più forte del piccolo io, e nel lungo termine, finirà con il prevalere. Il cammino e il Maestro usano la debolezza e le ambizioni dell'individuo per creare delle lezioni che alla fine eroderanno l'ego e sveleranno le ambizioni, mostrandole per ciò che sono e portando lentamente allo scoperto l'intento dell'anima che si trova al di là di esse.
Alcuni, almeno inizialmente, avranno solo una conoscenza intellettuale o un'intuizione fugace di espressioni come "il maestro interiore", "tutto è uno" e "la vita è una Scuola"; altri ne comprenderanno davvero il significato, interiorizzandolo. Ciò a causa della più ampia Saggezza originata dalla maturità dell'anima, e dall'elevazione della coscienza determinata dal consapevole lavoro di allineamento con il Sé.

La bellezza della Realtà intravista rende il sincero aspirante sul Sentiero più umile, e lo motiva a mettersi al servizio della Vita e dei fratelli.
Egli ha sperimentato che il cammino spirituale è un processo di graduale disillusione nel quale tutte le nostre convinzioni riguardo a chi siamo, a cos'è la vita, a cos'è Dio, a cos'è la Verità e a cos'è lo stesso cammino spirituale vengono smontate e distrutte.
Ha sperimentato, anche, che è un sentiero degno di essere percorso, perché la demolizione e lo smantellamento portano alla nuda Verità, alla luce della quale - soltanto - l'anima può "ri-velarsi" (togliersi il velo).
Ha sperimentato che è un percorso vivente e mutante, che si evolve davanti ai suoi occhi.
Ha sperimentato che su di esso è necessario affrontare con l'anima e i sensi desti le sfide che si presentano e "i draghi" interiori che ci minacciano poiché, se è vero che non possiamo avere certezze sul nostro progresso e sulle nostre conquiste spirituali, sappiamo con sicurezza che la Paura è il più grande ostacolo all'evoluzione.

In questo periodo della ricerca, spesso vengono meno anche i consueti "punti di riferimento" affettivi, poiché non sempre coloro che sono vicini al ricercatore hanno intrapreso un medesimo cammino di consapevolezza, e sono pertanto percepiti come "non in sintonia". L'aspirante-ricercatore tende allora a ricreare una "famiglia dell'anima", collegandosi a chi, come lui, attraversa fasi di dubbio e di ricerca di una spiritualità non dogmatica, in cui la sua ragione venga rispettata, e che dia senso alla sua vita.
Egli comincia, in sostanza, a porsi i quesiti esistenziali di tutti i Pensatori, che spesso percepisce in modo doloroso e struggente: "Perché vivo? Perché soffro? Quali leggi regolano l'Universo? Qual è il senso del mio passaggio sulla Terra?"
In uno stadio più avanzato, quando sceglierà di porsi al servizio dell'umanità, si domanderà: "Qual è il mio Compito?"

Non sarà, naturalmente, compreso.
Molti troveranno queste aspirazioni e questi interrogativi "troppo seri" o "idealistici" o "strani".
Altri non crederanno alla sua buona fede, ricercando motivazioni recondite alla sua ricerca.
Altri, per timore di essere tratti fuori dall'Aula dei giochi e del disimpegno nella quale si attardano, rideranno, o lo derideranno, continuando la loro vita consueta, alla quale non intravedono alternative.
Altri sceglieranno di continuare a trastullarsi con disquisizioni filosofiche o con brillanti conversazioni tra amici sulla "spiritualità" o con gli infiniti modi per "strutturare il tempo", secondo l'espressione dello psicologo Erik Berne. Essi parlano anche, talvolta, del Sentiero, ma non lo percorrono.
Altri ancora sceglieranno la via dell'opposizione polemica e del pregiudizio, non intendendo ancora introdursi nella "via stretta" della disciplina personale e del servizio all'umanità.
Sono tutti comportamenti logici, del tutto naturali per l'Io che non ha ancora scelto di servire il Piano.
L'aspirante-ricercatore giunge infine ad un punto del suo cammino terreno in cui sente che nulla ha più importanza del perseguire il senso del suo "stare al mondo":

Questa ignoranza dello scopo della vita è la più grave malattia da cui siamo affetti ed è la causa della nostra schiavitù.
(Kirpal Sing)
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