
CAPITOLO III
MANTICA, KABALAH E ALCHIMIA
Sommario:
3.1 - Dall'Egittologia alla Kabalah 3.2 - La mantica e la sua storia 3.3 - Perché la Kabalah? 3.4 - Il linguaggio della Kabalah: il Tetragrammaton 3.5 - La trasmissione iniziatica 3.6 - I libri Kabalistici: il Sèpher Yetzirah e lo Zohar 3.7 - I Mondi dello Zohar: creazione ed emanazione 3.8 - Le Sephiroth e l'Albero della Vita 3.9 - Kabalah e Tarocchi 3.10 - Giudaismo e Tarocchi: pregi e difetti del Kabalismo 3.11 - Dalla Kabalah all'Alchimia
3.5 - La trasmissione iniziatica
Comunque, per quanto più propriamente attiene al merito delle modalità di trasferimento delle verità acquisite, generalmente la conoscenza esoterica poteva aver luogo attraverso l'istituzione di società e sette iniziatiche (cosiddetta "perpetuazione dei misteri"); attraverso l'istituzione di "chiese" (109); ovvero con la "trasmissione iniziatica".

Non v'è dubbio che la più antica forma di trasmissione sia stata quella orale (110); ma non possiamo dimenticare che la conoscenza, almeno nell'area di influenza culturale ebraica (Palestina, Egitto e Mesopotamia) seguì anche la strada delle sette (ad esempio la Congregazione dei Profeti e la Congregazione di Jahveh) e dell'iniziazione (111).

Tra queste sette iniziatiche non possiamo non ricordare quella degli Esseni (di cui ci occuperemo tra breve) e quella degli Hassidim (112) probabile ordine di mistici ebraici (113), ai quali la tradizione attribuiva un alto grado di sapienza esoterica che li rendeva capaci di vivere nel mondo dell'invisibile (114).

Ben più difficile il compito di chiarire quale sia la realtà cui il linguaggio ed i sistemi di trasmissione ineriscono: in altre parole l'essenza stessa della Kabalah.

La Kabalah può essere definita come un "sistema filosofico-religioso" che si propone di consentire la conoscenza mistica di Dio.

Aliette, Levi, Papus ed i loro seguaci non si posero il problema delle origini della Kabalah; si limitarono ad accettare acriticamente l'antica tradizione secondo la quale essa sarebbe stata data a Mosè che l'avrebbe trasfusa direttamente nei primi quattro libri del Pentateuco e cioè nella "legge" propriamente detta (115).

Note:
109. Intese come "istituzioni" basate su libri sacri create allo scopo di adeguare l'unica religione alle situazioni socio-culturali e temperamentali dei singoli popoli.
110. Non a caso Kabalah, che deriva dall'ebraico Qabbâlâh, significa tradizione, dottrina ricevuta, ciò che si riceve, ciò che proviene da un altro luogo.
111. Solo in epoca più recente venne data attuazione alle ai "Templi" ed alle "Chiese", come luoghi istituzionali di trasmissione iniziatica.
112. In ebraico "Anscé Ma'aseh", forse conosciuti con lo stesso nome all'epoca dei Maccabei: J. Abelson, op,. cit. p. 28.
113. Come si rileva dalla "Mischna" ("Trattato Sukka" V,2, IX,15) e soprattutto dal "Talmun Babilonese Berachod", 18b.
114. J. Abelson, op. cit., p. 28.
115. E cioè "Genesi, Esodo, Levitico, Numeri". Non rientrerebbe, pertanto, nella dottrina biblico-cabalistica, il "Deuteronomio". Questa teoria identifica quindi la Kabalah solo in parte con la Torah [N.d.A.].
![[indice libri]](libro_12.gif)

|
|