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NOTIZIE SULLA REALTÀ EXTRATERRESTRE  -  NEWS ON THE EXTRATERRESTRIAL REALITY
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CAPITOLO III

MANTICA, KABALAH E ALCHIMIA

Sommario:
3.1 - Dall'Egittologia alla Kabalah 3.2 - La mantica e la sua storia 3.3 - Perché la Kabalah? 3.4 - Il linguaggio della Kabalah: il Tetragrammaton 3.5 - La trasmissione iniziatica 3.6 - I libri Kabalistici: il Sèpher Yetzirah e lo Zohar 3.7 - I Mondi dello Zohar: creazione ed emanazione 3.8 - Le Sephiroth e l'Albero della Vita 3.9 - Kabalah e Tarocchi 3.10 - Giudaismo e Tarocchi: pregi e difetti del Kabalismo 3.11 - Dalla Kabalah all'Alchimia

3.7 - I Mondi dello Zohar: creazione ed emanazione
Lo Zohar ci riporta alla cosmogonia, alla storia progressiva della creazione, cioè alla storia dell'emanazione da parte di "En Soph" e delle dieci "Sephiroth". Queste sono organizzate secondo l'antico modello dell'Albero della vita e, sulla base dell'esoterismo egiziano ed orientale, sono raggruppate per triadi nelle quali un elemento assume la figura di padre ("abba"), uno quella di madre ("imma") ed uno quella di figlio ("ben") originato dall'unione delle prime due.
"En Soph" (corrispondente all'Amon egiziano, al dio sconosciuto della tradizione greco-latina, ma anche ad Ahura Mazda dello zoroastrismo caldaico, al Grande Architetto della dottrina massonica). Era già proclamato "Tutto" nei frammenti del "Kybalion": è quindi il "Reale Assoluto" ed immutabile, autore della realtà contingente. Nella sua essenza è il Macrocosmo, l'inconoscibile del quale possiamo enumerare una serie di attributi senza mai esaurirli (127).

Attraverso le "Sephiroth En Soph" assume gli attributi del finito, del diviso, del conoscibile e diviene la causa di tutti i molteplici piani del reale; le Sephiroth divengono, per tale strada, le matrici di quel nome di Dio che non può essere conosciuto nella sua interezza.

Le Sephiroth "emanano" (procedimento tipico della filosofia neoplatonica e plotiniana), dall'En Soph - Causa Prima, Causa delle cause - e questi, "...sebbene presente eternamente in esse tutte, non è compreso in esse ma le trascende. Tutti i modi di esistenza e di pensiero incorporano qualche frammento dell'En Soph ma, con tutto ciò, l'En Soph è diviso da loro da un abisso insuperabile... ...È per questo che, mentre ognuna delle Sephiroth ha un nome ben noto, l'En Soph [che ora è chiamato Or En Soph, cioè Luce infinita] non ha alcun nome" (128).

Per quanto contestatato dai cabalisti puri la contrapposizione di En Soph ad Or En Soph ci ripropone il dualismo, proprio del principio di polarità dell'ermetismo, di un essere caratterizzato da polarità verticale (in luogo di quella orizzontale tipica del rapporto maschile-femminile della mitologia pre-ebraica). Nello stesso tempo sembra avallare la conclusione: la realtà kabalistica comincia da "En Soph" che origina una sua immagine speculare ("Or En Soph"), allo scopo di conoscersi. Nel fare ciò emana una "luce infinita" che viene raccolta da "Or En Soph" e da questi riflessa lungo le Sephiroth dell'"Albero della vita". "Or En Soph", in questa visione, assume il ruolo del "Demiurgo" platonico e la sua luce è analoga a quella che il prisma ottico proietta nella rifrazione dello spettro solare.
L'atto della creazione (passaggio "Dio-Angeli-Figli della Terra") è un processo di "involuzione" che si compie per "emanazione" (taumaturgia): esso funziona anche all'incontrario (processo di epigenesi, evoluzione). Entrambi sono riassunti e simboleggiati nel Lemniscato e nella settimana (129).

Il processo di "emanazione" inizia con la "contrazione" e la "frammentazione": l'En Soph si contrae e, in tal modo, rende possibile la produzione del mondo fenomenico molteplice: ognuna delle realtà effettuali mantiene così una particella dell'En Soph e si caratterizza per una parte immutabile che convive con la parte mutevole, cioè con gli attributi fisici dell'uomo e dell'universo.
Gli stadi di emanazione corrispondono agli stadi di formazione del mondo manifesto. Il mondo del contingente è così formato da quattro successivi mondi:
- il mondo di "Azilut" o della emanazione, costituisce il dominio delle dieci Sephiroth;
- il mondo di "Beriah" o delle idee creative; contiene il trono di Dio che emana dalla luce delle Sephiroth;
- il mondo di "Yetzirah" o delle formazioni creative; è la scena dei "sette atrii divini" (in ebraico "hekalot"), guardati dagli angeli, tra i quali cercano di essere ammessi i ricercatori della "Merkabàh";
- il mondo di "Asiyah" o della materia creativa, il mondo degli angeli inferiori che sono destinati a combattere il male ed a ricevere le preghiere degli uomini. Sono una sorta di Angeli Custodi, intermediari tra gli uomini ed i mondi dello Zohar (130).
Al di là comincia il mondo degli uomini.

Note:
127. Si pensi ai 99 nomi di Allah dove il numero non indica una quantità determinata di attributi, ma è sinonimo di molteplici, innumerevoli, infiniti. Mi sembra che il Talmud prima e la Kabalah poi avessero assunto questo concetto non enumerativo sia nella fase di formazione del primo (attraverso l'assorbimento dell'esoterismo pre-islamico arabo e persiano), sia nella fase di edizione della seconda (direttamente in Spagna, dall'esoterismo arabo) [N.d.A.].
128. J. Abelson, op. cit. pp. 135 ss.
129. E. Levi, op. e loc. cit.; E. Schuré, op. cit. passi vari; Sabellicus, op. e loc., cit.; C. Agrippa, "Il Libro del Comando", passi vari; M. Heindel, op. cit., pp. 422-424.
130. J. Abelson, op. cit., pp. 119 ss., 131, 136.
					
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