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I RACCONTI DEI LETTORI...

 
L'ALCHIMISTA

di Orus
per Edicolaweb

 

Nella penombra della stanza l'arcana figura si muove in gesti misurati fra ampolle e alambicchi allineati su vecchie tavole di legno, pieni di misteriose sostanze e strani infusi, mescolando e riscaldando elementi nell'impresa della trasmutazione.

Il fuoco della piccola fornace rischiara l'ambiente con bagliori rossastri. Le fiamme avvolgono i crogioli dove il metallo si tramuta in liquido rovente. I vapori acri irritano gli occhi e le narici; i fumi verdi e bluastri che salgono verso il soffitto invadono i polmoni rendendo affannoso il respiro. L'aria è satura di odori pungenti.
Un nuovo sguardo agli appunti illuminati dalla luce delle candele.
L'uomo si passa una mano sulla folta barba che, con i capelli, ne incornicia di bianco il volto segnato dal tempo e, usando lunghe pinze, toglie la piccola forma circolare dal contenitore refrattario. La deposita sulla pietra e la frantuma col mazzuolo.
Un bagliore giallo risplende fra i detriti. Le pinze sollevano l'oggetto e lo lasciano cadere dentro un recipiente contenente acqua. Uno sfrigolio e una piccola colonna di fumo grigio. Un'altra moneta d'oro si aggiunge alle altre contenute in un piccolo forziere, nel quale fanno bella mostra di sé pietre preziose d'ogni tipo e forma.
La trasmutazione è riuscita, l'alchimia è compiuta.

Qualcuno sta bussando alla porta.
Ripone il forziere in un nascondiglio sicuro e passa nella stanza adiacente dove, solitamente, trascorre il tempo a scrivere e trascrivere.
È sbucato dal dietro di una libreria che prontamente spinge verso il muro richiudendo il passaggio.
La stanza non è molto grande. Al centro un tavolo dove, sparsi alla rinfusa, vi sono pergamene, libri, appunti scritti dall'alchimista e un candelabro che illumina l'ambiente. Vicino ad una finestra, nascosta dietro pesanti drappi rossi, un leggio con una voluminoso libro. Accanto un calamaio e una penna d'oca. Di fronte un paio di sedie e dall'altro lato una panca colma di scartoffie di ogni tipo.

Alla porta continuano a bussare con veemenza.
L'uomo scosta la pesante tenda che divide il locale dal resto della casa, in pratica la cucina col caminetto, un paio di mobili, una cassapanca e un altro tavolo con alcune panche intorno, e si dirige verso la porta. Toglie i chiavistelli e apre.

- Alla buonora - esclama il nobiluomo presentatosi dinanzi all'uscio - Nemmeno fosse una reggia dalle cento stanze...
- Chiedo venia messere, ma la mia età...
- Si, ho capito. - continua l'altro spingendo il battente con la mano che stringe guanti di maglia. Entra pomposo, l'altra mano sull'elsa della grande spada.
L'anziano si affretta a chiudere la porta.
- Di questi tempi non si fanno buoni incontri gira gente poco raccomandabile.
- Non temere, vecchio. La mia lama è pronta a scoraggiare chiunque vuole far danno.
- Prego vossignoria, s'accomodi.
Il nobile scosta il mantello mostrando le ricche vesti, segno delle sue nobili origini e si siede sulla panca.
- Allora, hai preparato quanto ti ho chiesto?
- Certo, mio signore. È tutto fatto. Vi mostrerò cosa ho creato.
L'alchimista si avvicina alla cassapanca ed estrae un fagotto di stoffa. Lo depone sul tavolo e lo apre.
- Ecco. Guardate. È di vostro gradimento?
Il cavaliere prende fra le mani l'oggetto e lo rimira avvicinandolo alla luce delle candele.
- Avete fatto un ottimo lavoro mastro Clovis, davvero un ottimo lavoro. È innegabile; siete un artista.
E gettando una borsa di pelle sul tavolo aggiunge:
- Mi avete tolto da un impiccio. Avete meritato il vostro compenso.
- Sempre al vostro servizio messere...
- E soprattutto votato al silenzio...- aggiunge ponendo un dito sulle labbra.
- Come una tomba...
- Se non volete che divenga la vostra nuova dimora... - dice minaccioso oltrepassando la porta.

Mastro Clovis si precipita a chiuderla e a bloccarla con i catenacci. Poi prende la borsa lasciata sul tavolo dal cavaliere e la vuota girandola sottosopra. Ne escono piccole barrette dorate insieme a cinquanta monete d'oro. Raccoglie tutto quanto e ritorna nel suo laboratorio segreto.
Ravviva il fuoco sotto un crogiuolo e vi pone le barrette, aggiunge una pietra scura.
Rimette dentro la borsa di pelle dieci monete e la deposita sul tavolo di lavoro. Estrae la scatola con le pietre preziose che aveva accuratamente nascosto. Divide le pietre dalle monete e, aggiungendo anche le altre quaranta, le ripone in due borse di pelle.
Riversa del liquido incolore in un alambicco e inizia a formare una miscela travasando da un'ampolla una strana polvere rosata. Segue il rivolo rosa che si insinua dentro il liquido formando volute e piccoli mulinelli, sciogliendosi e colorando di rosa tutto il contenuto. Ripone la polvere e agita l'alambicco.
Sparge il contenuto sulla borsa lasciata dal cavaliere. Il liquido si spande sul tavolo consumando in parte la pelle. Appare l'oro delle monete in essa contenute.
Si ferma ad osservare la sua immagine in uno specchio. Si tocca il viso. Si rade. Si scorcia anche i capelli. Si rimira. All'apparenza ora dimostra meno anni.
Si avvicina al crogiuolo, lo toglie dal fuoco e osserva il risultato. Il composto è una strana amalgama compatta in fondo al recipiente. Capovolge quest'ultimo sul tavolo e lo batte sul fondo. Quello che ne fuoriesce sembra un materiale pesante, ma non resistente. Con la sola pressione del pollice riesce a sbriciolarne una parte.
Prende lo stiletto e ne svita il pomo posto all'estremità del manico. Estrae un involto di stoffa che una volta srotolato rivela un anello. Spicca un affusolato rubino imprigionato fra le spire di un serpente.
Rivolge lo strano gioiello verso il composto estratto dal crogiuolo. Il raggio rosso scaturito dalla pietra colpisce il miscuglio generando, per un breve attimo, un lampo di luce abbagliante.
L'amalgama è divenuta una polvere bianchissima. Ne prende un pizzico fra il pollice e l'indice e la porta alla bocca. L'assapora con gusto. Se ne ciba di un altro pizzico. Poi riempie col rimanente un piccolo recipiente di terracotta che sigilla accuratamente.
Preleva dei carboni ardenti dalla fornace e li sparge sul piano del tavolo.
Passa nella stanza attigua richiudendo il passaggio. Si toglie i vecchi abiti e indossa vesti più ricche e di nuova fattura. Al fianco cinge un cinturone con tanto di spada. Vi aggiunge lo stiletto. Nasconde in seno le borse con le monete e le pietre preziose. In un sacco ripone l'ampolla di terracotta che contiene la strana polvere.
Sistema i suoi vecchi vestiti sopra il letto inserendo fra la stoffa alcune ossa umane tenute nascoste.
Si avvicina al leggio, solleva la coperta del libro. Sul primo foglio spicca una croce ansata; misterioso simbolo conosciuto in antico Egitto come il "Vivente"; chiave dei misteri esoterici. La chiave della Vita, il Mfkat impresso sulle steli del Serbat el Khadem, il luogo dove il tempo si ferma, dove gli uomini divengono Dèi.
In quelle pagine è racchiuso un grande segreto. Lui lo conosce bene, è impresso nella sua mente; ogni simbolo, ogni formula è scolpita dentro di sé. Quel volume deve essere distrutto prima che cada in mani sacrileghe.
Da dietro la libreria, attraverso il passaggio che porta al laboratorio, filtra del fumo acre e intenso. Si sente crepitare il fuoco che sta divampando dietro il mobile.
Richiude il libro e lo abbandona sul leggio.
Si mette in spalla il sacco dove ha sistemato altri abiti e manoscritti tenuti insieme da un'esile striscia di cuoio; sono i suoi appunti, le formule, i suoi segreti e quelli degli antichi; conoscenze che solo lui può comprendere. Compilati usando una scrittura solo a lui nota.
Toglie i catenacci che bloccano la porta ed esce.

Fuori è notte fonda. È una di quelle senza luna e l'oscurità è più cupa del nero intenso. L'aria è calda; non spira un alito di vento. Tende l'orecchio; non un rumore.
La folata di aria penetrata attraverso la porta aperta ha alimentato l'incendio, lo ha accelerato. Dietro di lui le fiamme hanno cominciato a fare la seconda parte del lavoro. Il fuoco sta avvolgendo tutto. Il paesaggio intorno s'illumina.
Deve allontanarsi al più presto. Presto qualcuno darà l'allarme e accorreranno in molti. Non devono trovarlo lì. Devono pensare che sia morto bruciato in quel rogo con tutti i suoi averi. Troveranno le monete d'oro liquefatte, le carte saranno divenute cenere, come cenere saranno le sue vesti e in parte le ossa che tempo prima aveva prelevato da un vecchio cimitero abbandonato. Non potrà essere recuperato più niente.
Quando troveranno i resti del laboratorio si faranno molte domande. Chi fosse, cosa combinava la dentro e perché non se ne erano accorti prima. Se lo chiederanno, certo che se lo chiederanno...
Troveranno vetri in frantumi, minerali, oro, anche se liquefatto e raggruppato in un ammasso informe. Penseranno di aver vissuto vicino ad uno stregone, un mago. Chiameranno i frati...
Già, i frati. Non ci sarà nessun processo per un defunto.
Affretta il passo. Le sue gambe stanno rinvigorendo; tutto il suo corpo sta irrobustendo, ringiovanendo. Perfino i suoi capelli stanno riprendendo colore. Si sente come un cinquantenne. Domani avrà il vigore di un uomo di quaranta o trenta anni.
Sta correndo. In cuor suo sorride.
Non è la prima volta che vive notti simili. È la quarta da circa tre secoli.
Domani vivrà un'altra vita in un'altra terra.
Inizierà un'altra storia... quella di Clovis si è conclusa stanotte.


									

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