
VIAGGIATORI DEL SACRO...


IL TABERNACOLO: STRUTTURA, RITI E CLERO DEL PRIMO TEMPIO D'ISRAELE
di Lawrence Sudbury per Edicolaweb
Sul Monte Sinai, quando Dio, dopo sei giorni di attesa, parlò a Mosè, gli ordinò di far costruire un Tabernacolo per Lui, seguendo le Sue istruzioni.

Questo Tabernacolo divenne così importante per la vita d'Israele che la Bibbia nel parla in circa 50 capitoli diversi e che, nell'Antico Testamento, viene menzionato con 5 nomi diversi, tutti con precisi significati simbolici: santuario, tabernacolo, tenda, tabernacolo della congregazione e tabernacolo della testimonianza.
Per 500 anni il Tabernacolo fu il luogo sacro per eccellenza in cui Dio incontrava il suo popolo e un continuo promemoria visivo per Israele del suo servire il Dio Vivente, che poteva essere approcciato solo in un luogo santificato (1).

La struttura
Il Tabernacolo era, di per sé, una struttura prefabbricata e trasportabile a piacimento, secondo le Sacre Scritture progettato da Dio stesso e costruito con materiali offerti da tutto il popolo (oro, argento, bronzo, gioielli, stoffe di lino, tinture, pelli di montone, pelli di capra e legno di acacia), che Mosè poteva accettare solo se dati con animo ben disposto (2).
Intorno ad esso, che fungeva da centro focale per la comunità, si accampavano sui quattro lati tutte le tribù (per un totale di circa 2.500.000 - 3.000.000 di persone), coprendo una estensione di circa 12 miglia quadrate (3).
Chiuso da una specie di cancello, il Tabernacolo era ricoperto da una tenda di lini finissimi sostenuta da 60 pilastri di legno di acacia. Nel piccolo cortiletto interno vi erano un altare di bronzo per il sacrificio degli animali (obbligatorio, con rare eccezioni, per chiunque si presentasse a Dio) e un lavatoio, sempre in bronzo, in cui i sacerdoti potevano purificarsi prima di entrare nel Tabernacolo vero e proprio. Questo era formato da una sorta di rettangolo di 15x45x15 piedi ricoperto da quattro strati di rivestimento (un primo strato in lino, un secondo in pelle di capra, un terzo in pelle di montone e una sovrastruttura impermeabile) (4).
Al suo interno, tale struttura era suddivisa in due parti: il "luogo santo" e il "sancta sanctorum".
Nel "luogo santo" vi erano solo tre mobili: un tavolo del pane, con 12 pagnotte rappresentanti le 12 tribù d'Israele, un candelabro d'oro a 7 bracci (Menorah) e un altare per l'incenso, in cui bruciavano carboni presi dall'altare bronzeo dei sacrifici.
Nel "Sancta Sanctorum", invece, vi era solo un oggetto, il più importante di tutti i possessi di Israele: l'Arca dell'Alleanza, con i suoi due cherubini a farle da guardia e il suo "sedile della misericordia", su cui il sommo sacerdote spruzzava sangue sacrificale nel "giorno dell'espiazione".
Ogni parte che componeva il Tabernacolo aveva una precisa forma e una precisa funzione simbolica (5):
- L'altare di bronzo era una semplice cassa di legno di acacia, rettangolare, vuota e ricoperta da una lamina di bronzo con quattro anelli (uno per ogni angolo) per il trasporto. Tale semplicità era voluta, essendo questo il luogo del sacrificio e della contrizione: l'offerente portava la vittima (comunemente un capro) all'altare tenendo le mani sulla sua testa; un sacerdote, che aveva un ruolo di mediazione, la uccideva e ne raccoglieva il sangue in una scodella, spruzzandone un po' sull'altare, a simboleggiare il sacrificio vicario dell'animale per l'uomo.
- Il lavatoio di bronzo, formato da due parti, un grande catino formato da specchi bronzei e il piedistallo, era il luogo in cui il sommo sacerdote di lavava prima dei riti e, in particolare, nel "giorno dell'espiazione", come atto di purificazione vicaria per tutto Israele. Durante gli altri giorni, solo i sacerdoti dovevano, secondo il comando mosaico, detergersi le mani come simbolo della loro purezza interiore prima di essere ammessi alla presenza di Dio.
- Tutto il Tabernacolo, nelle sue due parti costitutive era illuminato da un grande candelabro a sette bracci forgiato dalla fusione di un talento di oro puro. Parte dei compiti sacerdotali consisteva nel tenere il fuoco sempre acceso, riempiendo le lucerne con olio d'oliva puro.
- Il tavolo del pane era costruito in legno di acacia e ricoperto d'oro, così come d'oro erano i bordi e i quattro anelli (uno per ogni angolo) per il suo trasporto. Il pane era appoggiato su vassoi d'oro e uno di essi conteneva polvere d'incenso che doveva essere versata (con cucchiai sempre d'oro) su un braciere per la santificazione del pane. Ogni settimana, durante lo Sabbath, ciascuna tribù consegnava una pagnotta preparata con farina filtrata perché non contenesse impurità e tutte e 12 erano disposte su due file, a significare la perpetua sottomissione di Israele al comando di Dio.
- L'altare per l'incenso era simile al tavolo del pane, ma molto più piccolo. Era posto proprio davanti alla tenda che separava il luogo santo dal sancta sanctorum, a simboleggiare che quello era il luogo più vicino a Dio permesso ad un normale sacerdote. L'incenso utilizzato era una mistura dolce di resina gommosa, onice e incenso e doveva essere offerto dai sacerdoti, come da tradizione aronica, ogni mattina ed ogni sera, dopo essersi lavati e dopo aver sacrificato all'altare di bronzo, dal momento che il fuoco su cui l'incenso bruciava doveva venire da un olocausto. Le regole relativa all'incenso erano strettissime: non si poteva utilizzare incenso straniero e, qualora il fuoco non fosse venuto dall'altare di bronzo, il sacerdote manchevole avrebbe dovuto essere ucciso pubblicamente.
- In tutto il Tabernacolo vi erano tre tende, la cui funzione era quella di separare il Sacro e il profano e di permettere il passaggio solo dei sacerdoti al luogo di culto. La prima tenda separava fisicamente il popolo dal Tabernacolo, la seconda separava il cortiletto interno dal "luogo santo" e la terza, la più preziosa, in tessuto di Damasco bianco, blu e rosso, ornato con figure in filo d'oro rappresentanti i cherubini, separava il "luogo santo" dal "sancta sanctorum" e poteva essere oltrepassata solo dal sommo sacerdote (quest'ultima separazione perdurerà anche nel Tempio di Salomone e in quello di Erode).
- Il centro del Tabernacolo, il senso stesso della sua esistenza, era dato dall'Arca dell'Alleanza, posto nel "sancta sanctorum". L'Arca era, simbolicamente, il trono di Dio, una specie di cassapanca di legno di acacia ricoperta d'oro, con anelli d'oro agli angoli e due lunghi pali, sempre d'acacia, per il trasporto. Al suo interno, vi erano tre oggetti: un pezzo di manna, il bastone di Aronne che era stato piantato a terra ed era fiorito (6) e, soprattutto, le Tavole della Legge ricevute da Mosè. L'arca è menzionata in ogni punto della Bibbia: e Lei che guida gli Ebrei nel deserto, accompagna Giosuè nella Terra Promessa, distrugge le mura di Gerico e aiuta Israele contro i Beniamiti. Quando i Filistei se ne impadroniscono, essa porta pestilenze ai suo trafugatori e quando Davide la affida a Obed-edom, un Gentile, essa porta benedizioni su di lui. Dopo la distruzione del Tempio di Salomone, nel 586 a.C., l'Arca scomparve e numerose ipotesi sono state fatte per spiegare questo evento: potrebbe essere stata distrutta dai Babilonesi, potrebbe essere stata trafugata in precedenza (gli Ortodossi Etiopi affermano che essa si trovi ora un una chiesa ad Axum, dopo esser stata presa da un discendente della Regina di Saba), potrebbe essere stata sepolta sotto il Tempio stesso, potrebbe essere stata nascosta in un caverna da Geremia, ecc. (7).
- Il "Sedile della Misericordia", posto sopra l'Arca, era il luogo davanti al quale il sommo sacerdote, una volta all'anno, compiva una serie piuttosto complessa di riti. In primo luogo, egli sacrificava a Dio un vitello, in espiazione dei peccati propri e della propria famiglia. Poi entrava nel "sancta sanctorum" e mescolava braci dell'altare sacrificale con incenso. Terminata questa operazione, doveva ritornare all'altare di bronzo, prendere una scodella di sangue del vitello e spruzzarlo sette volte sul Sedile. Di seguito, doveva uscire di nuovo, scegliere due capri, sacrificarne uno, spruzzare il suo sangue sette volte sul Sedile e sull'altare dell'incenso e mescolare il sangue del vitello e quello del capro. Al termine di questa operazione, usciva dal cancello del Tabernacolo, mostrava le sue mani ricoperte di sangue al popolo e segnava con il sangue la fronte del secondo capro, che diventava in quel momento il "capro espiatorio", su cui venivano trasferiti i peccati di Israele. A questo punto, il "capro espiatorio" veniva portato nel deserto o, nel periodo del Tempio, sul Monte degli Ulivi e, infine riportato per essere sacrificato (8).
Il sistema sacrificale
Tutto il sistema di culto osservato fino a questo momento può apparire piuttosto cruento. Bisogna, però, tener conto del fatto che ogni popolo antico faceva sacrifici alle proprie divinità e, in particolare, i Semiti (Fenici, Cananei, Cartaginesi, ecc.) arrivavano persino a compiere sacrifici umani (proibiti dal Dio d'Israele).
Vi sono molte teorie che tentano di spiegare la nascita degli olocausti:
- la "teoria del dono", secondo la quale i sacrifici sarebbero stati doni per ottenere il favore degli dei;
- la "teoria della condivisione", secondo la quale il senso ultimo degli olocausti era condividere un pasto con la divinità;
- la "teoria magistica", per la quale il sacrificio scacciava il male dagli uomini;
- la "teoria della comunione", che vede nei sacrifici un modo per introiettare le qualità degli animali uccisi;
- la "teoria dell'omaggio", per la quale il sacrificio mostra la dipendenza degli uomini da Dio. Gli olocausti d'Israele, però, avevano un senso differente: quello della espiazione vicaria, tale per cui l'uccisione dell'animale lavava i peccati del popolo. È questa la ragione della presenza di sacrifici in tutto l'Antico Testamento (e la spiegazione della necessità del "sacrificio sostitutivo" di Cristo nel Nuovo Testamento (9).
Il "Levitico" prescrive cinque forme diverse di sacrifici per diverse occasioni (10):
- L'"offerta bruciata" (o olocausto in senso stretto) è la prima forma di sacrificio menzionata e quella più comune al tempo dei Patriarchi. L'idea era che il fuoco spingesse l'offerta verso l'alto, facendola giungere fino a Dio. Tutti gli animali sacrificati dovevano essere maschi (simbolo della forza che si piega davanti a Dio), puliti e addomesticati. Come visto, gli Israeliti presentavo i loro doni alla porta del Tabernacolo, identificandosi con essi (attraverso l'imposizione delle mani sul capo). La legge mosaica prescriveva un rituale molto dettagliato: l'animale doveva essere sgozzato e il suo sangue spruzzato, poi doveva essere tagliato a pezzi e le interiora e le gambe, attentamente lavate, dovevano essere bruciate e le loro ceneri portate in un "luogo pulito";
- l'"offerta di cibo" era non cruenta e, sostanzialmente, consisteva nella presentazione a Dio del lavoro quotidiano, rappresentato dalla farina, pura, in pane azzimo (il lievito, possibile solo nelle cosiddette "offerte di pace" era normalmente considerato un elemento impuro, così come impuro era considerato il miele, perché offerto dai pagani ai loro dei, mentre l'olio poteva essere aggiunto e il sale doveva essere aggiunto, come simbolo dell'Alleanza con Dio) o, simbolicamente, sotto forma di foglie di pannocchia. Questo genere di offerte poteva essere presentato a piacimento, senza attendere giorni speciali e, per i più poveri, poteva essere considerato sostitutivo dell'"offerta bruciata";
- l'"offerta di pace" simboleggiava due cose: un ringraziamento a Dio e la possibilità per gli Israeliti di un pasto comune per rinsaldare l'unione del popolo. Per questo sacrificio si utilizzavano tori, vacche, agnelli e capri, ma non uccelli, che non avevano abbastanza grasso che potesse essere offerto a Dio. Il rituale era molto simile a quello dell'"offerta bruciata", con la sola differenza che le invocazioni venivano rivolte solo a "Jehovah-shalom", cioè al "Signore Dio della pace" e che l'animale non era completamente bruciato, ma diviso in tre parti, una per Dio (bruciata), una per il sacerdote e una per l'offerente e la sua famiglia;
- l'"offerta del peccato" era un "sacrificio vicario" almeno annuale obbligatorio per tutti gli Israeliti per essere perdonati dei peccati commessi per ignoranza o non intenzionalmente. Ogni categoria sociale aveva un tipo diverso di offerta: i sacerdoti, avendo la posizione più elevata e rappresentando il popolo davanti a Dio, così come gli "anziani", dovevano offrire un toro e non potevano partecipare all'olocausto (che era completamente bruciato); i governanti dovevano offrire un capro maschio e la gente comune, a seconda della ricchezza, capre, tortore, piccioni o farina;
- l'"offerta dell'abuso" era molto simile alla precedente, ma con la differenza che, in questo caso, si chiedeva il perdono di un peccato commesso non solo contro Dio ma anche contro gli esseri umani, cioè se stessi (bugia, impurità, calunnia), gli altri (truffa, disonestà, furto, aggiotaggio) o Dio attraverso gli uomini (uso improprio di mezzi di sostentamento del clero, rottura dei Comandamenti non volontaria). Anche in questo caso le offerte variavano a seconda del livello di ricchezza, ma l'offerta doveva essere sempre accompagnata dalla restituzione del maltolto (secondo la valutazione dei sacerdoti) e da un gesto di pace e riconciliazione verso l'offeso che aveva facoltà di perdonare o meno il penitente.
Il Clero
Si è visto che solo i sacerdoti, mediatori tra Israele e Dio, avevano facoltà di entrare nel Tabernacolo.
Secondo la Bibbia, prima dell'esilio in Egitto tutti i capifamiglia erano sacerdoti per la loro famiglia, ma poi, quando Israele cadde nel peccato, Dio decise di istituire una casta sacerdotale. I primi sacerdoti furono Aronne e i suoi figli e, in seguito, ogni membro del clero doveva essere scelto secondo stretti criteri: i sacerdoti dovevano essere uomini di grande compassione, senza difetti fisici, provenienti dalla tribù di Levi e senza possedimenti nella terra di Canaan. Il loro sostentamento era assicurato da una decima annuale, con l'aggiunta di una speciale offerta ulteriore ogni tre anni, e dal riscatto di ogni primogenito maschio attraverso il pagamento di cinque shekel.
A capo di tutta la classe sacerdotale vi era il sommo sacerdote, il solo a cui era concesso entrare nel "sancta sanctorum". La sua distinzione dagli altri sacerdoti era connotata da un abbigliamento particolare: sopra una veste di lino indossava una sopravveste ("ephod") con i colori sacri (bianco - blu - rosso), ricamata con melograni e cerchi d'oro e con un'onice con i nomi di sei tribù su ciascuna spalla e un pettorale d'oro con 12 pietre preziose, mentre in capo calzava una mitria di lino rivestita in oro con inciso "Sia gloria al Signore". Il sommo sacerdote veniva consacrato con un lungo rituale, utilizzato per la prima volta da Mosè con Aronne, che includeva una purificazione lustrale prolungata, la vestizione e l'unzione vera e propria con una mistura di mirra, cannella, calamo, cassia e olio d'oliva, con cui gli veniva segnata la fronte, a cui seguiva il sacrificio consacratorio di un vitello (vittima vicaria per la remissione dei peccati), un capro (a simboleggiare la completa sottomissione a Dio) e un montone, il cui sangue veniva spalmato sulle orecchie del consacrato (che avrebbe sempre ascoltato il volere divino), sul suo pollice destro (perché avrebbe sempre operato per Dio) e sul suo alluce destro (perché avrebbe sempre camminato sulle strade del Signore). Tutta la cerimonia veniva ripetuta, come era accaduto ad Aronne, per sette giorni consecutivi e solo al settimo giorno il sommo sacerdote entrava in carica.
La scelta del sommo sacerdote era sempre fatta all'interno della famiglia di Aronne e chiunque fosse scelto non poteva esimersi. Da quel momento, come gli altri sacerdoti, non poteva partecipare a funerali, eccetto a quelli dei parenti più stretti (e, in questo caso, era necessario che poi si purificasse per sette giorni), per non essere "sporcato dal contatto con la morte, e doveva mantenere un atteggiamento sommamente pio (il che si estendeva anche a sua moglie e i suoi figli), attentissimo a non infrangere nessuna regola, a non unire nessun oggetto usato per il culto con oggetti di uso comune e a non dividere il cibo con nessuno che non appartenesse alla sua famiglia: dalla consacrazione in poi, tutta la sua vita, più ancora di quella degli altri sacerdoti, su cui aveva assoluta autorità, doveva essere vissuta unicamente al servizio del Tabernacolo e, di conseguenza, al servizio del popolo d'Israele (11).

Note:
1. K.J. Conner, "The Tabernacle of Moses", City Christian Publishing 1976, p. 16.
2. D.M. Levy, "The Tabernacle. Shadows of the Messiah: Its Sacrifices, Services, and Priesthood", Kregel Publications 2003, pp. 36-41.
3. K.J. Conner, Citato, pp. 18-19.
4. D.M. Levy, Citato, p. 46.
5. Qui e di seguito J. Strong, "The Tabernacle of Israel: Its Structure and Symbolism", Kregel Classics 2003, passim.
6. Numeri 16-17.
7. R. Price, "Searching for the Ark of the Covenant: Latest Discoveries and Research", Harvest House Publishers 2005, passim.
8. H.W. Soltau, "The Tabernacle, the Priesthood, and the Offerings", Kregel Classics 1972, pp. 68-83 passim.
9. B. Chilton, "The Temple of Jesus: His Sacrificial Program within a Cultural History of Sacrifice", Global Scholarly Publications 2001, pp. 21-53.
10. H.W. Soltau, Citato, passim.
11. W.R. Millar, "Priesthood in Ancient Israel", Chalice Press 2001, passim.

lsudbury@gmail.com


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