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VIAGGIATORI DEL SACRO...


SCIENZA E QABBALAH:
L'INCREDIBILE NON CONTRADDIZIONE

di Lawrence Sudbury
per Edicolaweb



La Qabbalah presenta una descrizione della creazione che è molto diversa da quella che appare nel primo capitolo del Bereishit (Genesi).

Questo non implica alcuna contraddizione tra queste due narrazioni dello stesso evento, quanto, piuttosto che le due versioni sottolineino caratteristiche diverse. La descrizione nella Torah si occupa dell'effettiva sequenza degli eventi (primo giorno, secondo giorno, ecc.), mentre la Qabbalah sottolinea il ruolo di Dio nel processo della Creazione e la sua interazione con l'universo (1).

Ebbene, è possibile che il racconto della Creazione presente nella Qabbalah possa essere correlato con i risultati della scienza moderna?
Si potrebbe obiettare, a questo riguardo, che la Qabbalah si interessa del regno spirituale, mentre la scienza è limitata al reame fisico, ma la domanda non risulta comunque insensata nel momento in cui uno dei principi fondamentali della Qabbalah è che il regno spirituale del mondo superiore discende, opportunamente trasformato, per creare una propria controparte fisica nel mondo di sotto (2). Pertanto, il chiedersi se si possono trovare caratteristiche del mondo fisico che sembrino essere correlate alla Qabbalah ha un suo fondamento spirituale.
Ciò che risulta più stupefacente è che la risposta alla domanda è "sì", proprio alla luce degli sviluppi della fisica dell'universo degli ultimi decenni.

Ma procediamo per gradi e cerchiamo, prima di tutto, di comprendere meglio (seppur brevemente, tenendo conto dell'enorme mole di speculazioni di studiosi che, nel corso dei secoli, hanno passato l'intera vita immersi in questi argomenti) cosa afferma la Qabbalah sulla creazione; in particolare scegliendo, tra le diverse tradizioni, quella che risale ad uno dei più grandi tra i "mequbalim" (studiosi della Qabbalah), Ari (Rabbi Isaac Luria, secolo XVI), così come trascritta dal suo più importante discepolo, Rabbi Chaim Vital (3).
È noto che uno dei concetti di base nella Qabbalah è quello di "sephiroth", l'unica via in nostro possesso per intuire, attraverso le sue manifestazioni, l'Essenza inconoscibile di Dio.
In sostanza, le Sephiroth sono progressive emanazioni o dimensioni di Dio, delle quali, un po' misteriosamente, il "Sefer Yetzirah" afferma: "Dieci Sephiroth dal nulla. Dieci e non nove, dieci e non undici. Capiscine la sapienza, sii saggio attraverso la loro comprensione. Sonda con loro ed esplora con loro. Stabilisci ogni cosa nella sua essenza. E restituisci il Creatore al suo luogo legittimo." (4)
Se il racconto cabbalistico della Creazione caratterizza Dio come l'"Ein-Sof" ("senza fine"), un illimitato e inconoscibile Regno dell'infinito incomprensibile per le nostre prospettive limitate, le dieci Sephiroth possono essere viste come configurazioni della potenza divina all'interno della Divinità stessa, che contengono il principio secondo cui Dio decide di manifestarsi a noi e che costituiscono il veicolo attraverso cui Dio interagisce con l'universo.
Nella visione cabbalistica, in principio l'universo non esiste: l'esistenza di un'entità al di fuori dell'Ein Sof sarebbe stata impossibile perché questo avrebbe costituito una limitazione della sua infinità. Ma se l'Ein-Sof copre tutto il reale, risulta logico che per consentire che l'universo esista è richiesto un atto di "Tzimtzum" da parte di Dio (5).
Il significato letterale di "Tzimtzum" è "contrazione", che Ari intende anche come "ritirarsi": sebbene il Midrash parli della presenza di Dio anche in fase di Tzimtzum, l'idea che è tale presenza si contragga e si concentri in un solo punto ritirandosi volontariamente per permettere il processo creazione di un'entità, l'universo, che possa esistere in parallelo con l'Ein Sof e che tale punto risulti localizzato nel centro di confluenza del raggio della luce divina ("Kav").
A tale contrazione deve rispondere una emanazione, una espansione successiva di intensità uguale e contraria (6), ma ciò che è rilevante per la nostra discussione è l'effetto della luce sulle Sephiroth o, più precisamente, su i vasi ("Kelim") associati a ciascuna delle dieci Sephiroth.
I vasi delle prime tre Sephiroth riuscirono a contenere il raggio di luce che scorreva in loro ma, quando la luce colpì i vasi delle seguenti sette Sephiroth, essa era troppo potente per essere sostenuta e i vasi si creparono e, uno dopo l'altro, andarono in frantumi.
Questo concetto cabbalistico è noto come "la rottura dei i vasi " ("haKelim Shevirat").
In futuro, attraverso la realizzazione umana della Torah e delle mitzvot, le sette Sephiroth i cui vasi sono rotti potranno riguadagnare la loro perfezione in un processo noto come "Tikkun" ma fino all'era di Tikkun l'universo rimarrà composto da tre Sephiroth intatte e sette Sephiroth "rotte" (7).

Passiamo ora al lato scientifico.
Come noto, il ramo della scienza che si occupa dell'origine dell'universo è conosciuto come cosmologia e, probabilmente, è uno dei campi d'indagine più antichi della storia.
Nella scienza moderna, però, il concetto di creazione è stato considerato un'impossibilità, stante l'assioma che qualcosa non può venire dal nulla, cosicché gli scienziati hanno voluto vedere l'universo come eterno, tanto da evitare domande riguardanti la sua origine.
Di conseguenza, a lungo la dichiarazione del Bereishit che l'universo è stato creato è divenuta un'area di conflitto tra scienza e Torah (8).
Questa situazione è, però, cambiata.
Il ventesimo secolo è stato testimone di una esplosione senza precedenti di conoscenza scientifica e il campo che ha visto lo sviluppo più impressionante è stato proprio quello cosmologico: gli astronomi, dopo aver studiato il corpi celesti per migliaia di anni, affrontando quasi esclusivamente questioni riguardanti i moti stellari, planetari e come tali e la determinazione di composizione, spettro e proprietà dei corpi celesti, senza mai misurarsi con il problema delle origini, si sono finalmente, nel corso degli ultimi decenni, volti alla costruzione di una teoria coerente in tal senso.
Oggi, una schiacciante quantità di prove scientifiche sostiene la teoria nota come del Big Bang, divenuta il modello cosmologico standard.
Ebbene, l'affermazione più importante della teoria del Big Bang è che l'universo sia stato letteralmente creato.
È interessante citare l'opinione in materia di alcune delle più importanti autorità scientifiche: il premio Nobel Paul Dirac, uno dei principali architetti della fisica del XX secolo, scrive che "sembra certo che vi sia stato un determinato tempo in cui è avvenuta la creazione" (9) e gli fa eco il cosmologo Stephen Hawking affermando che "la creazione non rientra nel campo di applicazione delle leggi attualmente conosciute della fisica" (10).
La domanda di fondo, a questo punto, è: quando i cosmologi usano il termine "creazione", di cosa stanno parlando?
Gli scienziati hanno scoperto che l'universo è iniziato con l'improvvisa comparsa di una enorme palla di luce, chiamata la "palla di luce primordiale". Questa "esplosione di luce" è stata soprannominata, appunto, "Big bang" dall'astrofisico britannico, Fred Hoyle e la sua esistenza è stata dimostrata nel 1965 da due fisici americani, Arno Penzias e Robert Wilson, che sono stati insigniti del premio Nobel per la fisica per i loro studi (11).
Dunque, abbiamo un universo nato da una esplosione di luce.

Torniamo per un istante al racconto cabbalistico della Creazione. Ci viene detto che:
  1. l'universo ha avuto inizio con un atto di creazione;
  2. la luce divina ha svolto un ruolo centrale in tale creazione;
  3. esistono tre Sephiroth intatte e sette Sephiroth rotte.
Se il nostro compito è quello di correlare queste caratteristiche della Qabbalah alle teorie scientifiche sulla creazione dell'universo, possiamo immediatamente affermare che, per quanto riguarda il primo punto, una correlazione certamente esiste nel momento in cui la teoria del "Big Bang" parla inequivocabilmente di un evento creativo e in cui portare avanti una discussione significativa sulla cosmologia senza assumere una "creazione dell'universo" sarebbe praticamente impossibile.
Restano da esaminare gli altri due punti, relativi a emanazione della luce divina e Sephirot.
Partiamo da un principio cabbalistico basilare a cui abbiamo già accennato: secondo la Qabbalah ogni entità del mondo spirituale discende nel mondo materiale assumendo forme opportune, la qual cosa ci dice che le controparti fisiche della luce divina e delle dieci Sephiroth sono da ricercarsi nel mondo che ci circonda.
Ebbene, la controparte fisica della luce divina della Qabbalah è facilmente riconoscibile nella luce primordiale del Big Bang: se la teoria standard della cosmologia afferma che l'entità creata all'inizio del tempo era un enorme sfera di luce, della quale, peraltro, è ancora possibile, con appositi strumenti, osservare i resti, chiunque può vedere la corrispondenza con il racconto cabbalistico sia per quanto riguarda proprio il ruolo della luce stessa, sia per quanto riguarda i suoi movimenti di contrazione ed espansione (12).
La difficoltà maggiore risiede nella terza caratteristica della narrazione della Qabbalah: quale potrebbe essere la controparte fisica delle dieci Sephiroth?
Poiché le Sephiroth sono spesso descritte come le "dimensioni di Dio", è stato proposto che la controparte fisica di Sephiroth nel mondo siano le dimensioni spaziali dell'universo.
Secondo questa proposta, le tre Sephiroth intatte corrisponderebbero alle tre familiari dimensioni dello spazio: est-ovest, nord-sud, basso-alto (13).
Questo ci porta al nocciolo della problema: sapendo che il numero totale delle Sephiroth è dieci, c'è un senso in cui si può parlare di un universo a dieci dimensioni?
E che cosa si intende con "rottura della Sephiroth"? Esiste qualcosa come una "dimensione rotta"?
Quasi incredibilmente queste domande trovano risposta nella "Teoria delle Stringhe", cioè nella descrizione più avanzata dell'universo.
La "Teoria delle Stringhe" afferma che l'universo è composto di dieci dimensioni spaziali, o meglio, da undici dimensioni spazio-temporali di cui una temporale e dieci spaziali, delle quali tre sono le dimensioni usuali di cui si è detto, mentre le altre sette sono diventate, secondo il linguaggio usato nella teoria, "compattate" e, di conseguenza, non sono direttamente accessibili ai nostri sensi (14).

L'importanza per la nostra ricerca di queste sorprendenti dichiarazioni scientifiche risiede nel fatto che esse implicano una evidente corrispondenza tra scienza e Qabbalah: si può identificare la controparte fisica delle sette Sephiroth rotte della Qabbalah nelle sette dimensioni compattate riconosciute dalla teoria delle stringhe.
Ma cosa significa parlare di un universo a dieci dimensioni?
Per rispondere a questa domanda è necessario avvalersi della teoria della gravità, una teoria che, nel corso dei secoli, ha subito numerose modifiche schematizzabili in alcuni punti fondamentali (15).
  1. Nel 1687, la prima teoria della gravità viene proposta da Sir Isaac Newton. Nei suoi "Principia", forse il più importante testo scientifico mai scritto, Newton introduce l'idea che due oggetti qualsiasi nell'universo si attraggano con una forza, chiamata forza di gravità, la cui grandezza dipende dalla distanza tra gli oggetti stessi. Tale idea permette a Newton di spiegare i movimenti planetari e molti altri fenomeni come le maree. La gravità sarebbe, dunque, una delle quattro forze in natura, le altre tre essendo due forze nucleari (che operano all'interno del nucleo atomico) e la forza elettromagnetica.
  2. Nel 1905, Albert Einstein propone la teoria della Relatività Speciale, in cui stabilisce un rapporto tra materia (M) ed energia (E) attraverso la sua famosa formula E = Mc2, dove la lettera "c" si riferisce alla velocità della luce.
    La teoria di Einstein della Relatività Speciale viene confermata innumerevoli volte e diviene uno dei principi fondamentali della scienza, tanto che ogni teoria scientifica deve essere compatibile con la teoria della Relatività Speciale. Il problema è che le teorie riguardanti le forze nucleari e la forza elettromagnetica risultano essere coerenti con la Relatività Speciale ma la teoria della gravitazione di Newton non risulta conforme ai principi di relatività. A questo punto, ci vogliono dieci anni ad Einstein per formulare una nuova teoria della gravità coerente con la relatività speciale, chiamata "Teoria Generale della Relatività" e considerata da alcuni scienziati "la più bella di tutte le teorie fisiche esistenti".
  3. Il risultato più sorprendente della teoria di Einstein è che la gravità non è una forza, quanto, piuttosto, una "distorsione della spazio": l'attrazione gravitazionale tra due oggetti non è dovuta al fatto che un oggetto attiri l'altro oggetto come nel caso della forza elettrica, ma al fatto che il primo oggetto "distorca" lo spazio circostante e il secondo oggetto si sposti in reazione a questa distorsione dello spazio e solo dal momento che non possiamo vedere la distorsione dello spazio ci appare che i due oggetti siano attratti tra loro per mezzo di una forza. Per capire cosa accade, immaginiamo di avere un foglio di gomma morbida e due palline di ferro di dimensioni diverse: quando poniamo la pallina di maggiori dimensioni sul foglio, essa crea una distorsione nella gomma che sarà tanto maggiore quanto più sarà prossima alla pallina stessa. Ora, ponendo la pallina di dimensioni minori sul foglio, essa si muoverà verso il punto di massima distorsione ma non a causa di una presunta forza di attrazione della pallina maggiore, quanto a causa della distorsione del foglio di gomma causata dalla pallina più grande: il foglio di gomma rappresenta lo spazio la cui "distorsione" è invisibile per noi, che vediamo solo la pallina più piccola in movimento verso la palla di grandi dimensioni.
    Naturalmente le teorie della gravità proposte da Einstein e da Newton sono fondamentalmente diverse. In pratica, però, i risultati di queste due teorie sono molto simili, tanto da far pensare per secoli che la teoria newtoniana fosse corretta. Il fatto che la gravità non sia una forza, ma, piuttosto, una distorsione dello spazio, avrà una grande importanza nel nostro discorso.
  4. Il 1920 ha visto lo sviluppo della Teoria Quantistica. L'aspetto rivoluzionario della teoria quantistica è che l'universo è probabilistico piuttosto che deterministico come si credeva in precedenza.
    In pratica, la Teoria Quantistica afferma che è impossibile in linea di principio prevedere cosa accadrà in futuro ma è possibile prevedere solo ciò che potrebbe accadere in futuro con vari gradi di probabilità. Anche la teoria quantistica è stata confermata da migliaia di esperimenti e si è affermata come principio base della scienza, cosicché ogni teoria corretta deve essere compatibile con essa. Ma Feynman, che ha "normalizzato" le teorie delle forze elettriche e delle forze nucleari adeguandole alla Teoria Quantistica non ha potuto ottenere alcun risultato sensato tentando di adeguare la teoria della gravità di Einstein alla teoria quantistica. Si tratta di un problema davvero serio: visto che la teoria quantistica è certamente corretta e la teoria di Einstein della gravità è altrettanto certamente corretta, come è possibile che due teorie corrette non possano essere rese compatibili? Perché è impossibile formulare una coerente teoria della "gravità quantistica"?
  5. L'apparente contraddizione tra la teoria quantistica e la teoria della gravità di Einstein viene risolta dalla "Teoria delle Stringhe", un nuovo quadro concettuale di riferimento per descrivere la fisica dell'universo. Secondo la concezione precedente, le entità di base dell'universo dovevano essere particelle di elettroni, quark, fotoni, eccetera. La Teoria delle Stringhe afferma, invece, che le entità di base dell'universo sono stringhe minuscole che possono vibrare (come una corda di violino) e la cui energia di vibrazione appare come una particella attraverso la relazione di Einstein tra energia e massa (E = Mc2). Se si applica la teoria delle stringhe ad un universo tridimensionale, non si ottiene nulla, visto che, in tali condizioni, la Teoria delle Stringhe non riesce a produrre una teoria quantistica della gravità. Tuttavia, per un universo a dieci dimensioni, la Teoria delle Stringhe permette una teoria quantistica della gravità. In altre parole, se il nostro universo è composto da dieci dimensioni spaziali (più una dimensione temporale), Teoria delle Stringhe, Teoria Gravitazionale di Einstein e Teoria Quantistica diventano compatibili in una nuova teoria, chiamata "Teoria del Tutto". Dal momento che le tre teorie devono essere forzatamente compatibili, ne consegue che forzatamente l'universo deve essere decadimensionale.
  6. Si pongono le seguenti domande: come si può conciliare la Teoria delle Stringhe (universo a dieci dimensioni) con la nostra esperienza quotidiana (universo a tre dimensioni)? Qual è il significato delle sette dimensioni scomparse? Perché non riusciamo ad averne esperienza concreta?
    La Teoria delle Stringhe fornisce le risposte a questi quesiti. Le sette dimensioni si sono compattate in dimensioni talmente piccole che è impossibile averne percezione. Come spiega Gabriele Veneziano, l'ideatore del Teoria delle Stringhe: "gli elettroni sono corde che si muovono liberamente in tre delle dieci dimensioni spaziali ma sono bloccati all'interno delle altre sette... (16) La mobilità solo parziale degli elettroni e delle altre particelle spiega perché non siamo in grado di percepire lo spazio nella sua piena gloria decadimensionale".
Il concetto di "dimensione compatta" può apparire vago: per comprendere come tale dimensione non abbia alcuna possibilità di essere percepita, basti dire che una dimensione compatta è un miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di il raggio di un atomo (detto "lunghezza Planck," in onore del Nobel Max Planck) e non può essere rilevata con alcun dispositivo di misurazione (17).
Quello che, comunque, più conta per noi è proprio il fatto che possiamo affermare scientificamente di vivere in un universo a dieci dimensioni, di cui tre sono dimensioni spaziali a noi familiari, mentre le altre sette si sono compattate durante il processo di creazione, la qual cosa, indubitabilmente, ricalca l'universo spirituale descritto da secoli e secoli dalla Qabbalah, che parla di dieci Sephiroth, di cui tre rimaste intatte e sette rotte durante il processo della Creazione, in una incredibile non contraddizione rivelataci solo in anni recentissimi e che, ancora una volta, ha dato ragione del senso millenario della frase "come sopra, così sotto".

Note:
1. C. Vital, "Kabbalah of Creation: The Mysticism of Isaac Luria, Founder of Modern Kabbalah", North Atlantic Books 2005, pp. 83 ss.
2. D. C. Matt, "The Essential Kabbalah: The Heart of Jewish Mysticism, HarperOne 1996", p. 41.
3. C. Vital, Citato, p. III-XIII.
4. "Sefer Yetzirah", 1,04.
5. J. D. Dunn, N. Snyder, Rav. E. Yattah, "Window of the Soul: The Kabbalah of Rabbi Isaac Luria", Weiser Books 2008, p. 61.
6. Ivi, p. 66.
7. C. Vital, Citato, passim.
8. Rav. Berg, "The Kabbalah Method: The Bridge Between Science and the Soul, Physics and Fulfillment, Quantum and the Creator", Kabbalah Publishing 2005, pp. 28-29.
9. P. Dirac, "Commentarii" 2, no. 11 (1972), p. 15.
10. S. Hawking, "The Large Scale Structure of Space-Time", Cambridge U. P. 1973, p. 364.
11. G. L. Schroeder, "Genesis and the Big Bang: The Discovery Of Harmony Between Modern Science And The Bible", Bantam 1991, pp. 18-86 passim.
12. Ivi.
13. H. A. Smith, "Let There Be Light: Modern Cosmology and Kabbalah: A New Conversation Between Science and Religion", New World Library 2006, pp. 39-41.
14. Ivi, pp. 44-79 passim.
15. Sulla base di J. D. Barrow, "Cosmic Imagery: Key Images in the History of Science", W. W. Norton & Company 2009, passim.
16. G. Veneziano, "The Myth of the Beginning of Time," Scientific American, maggio 2004, p. 43.
17. H. A. Smith, Citato, p. 53.

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